{"id":613,"date":"2010-02-22T15:32:47","date_gmt":"2010-02-22T16:32:47","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=613"},"modified":"2010-02-22T15:32:47","modified_gmt":"2010-02-22T16:32:47","slug":"un-dibattito-tra-sordi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/un-dibattito-tra-sordi\/","title":{"rendered":"Un dibattito tra sordi"},"content":{"rendered":"<p>Con sempre maggiore insistenza, da un po\u2019 di anni a questa parte si chiede un ampio dibattito sulla scuola. Lo cercano tutti, da destra a sinistra passando per i diversi centri. Pi\u00f9 che cercarlo, lo si afferma; \u00e8 necessario un dibattito a tutto campo sulla scuola pubblica, soprattutto su quella dell\u2019obbligo: la scuola dell\u2019infanzia, che diverr\u00e0 obbligatoria da qui a un po\u2019, quella elementare e la media. Aggiungiamoci pure il liceo e la scuola di commercio, tenuto conto che quasi nessuno interrompe il suo percorso formativo dopo i quindici anni. Ci sono per\u00f2 almeno due ostacoli che si frappongono a questa voglia di parlare di scuola, un desiderio che non era pi\u00f9 cos\u00ec acuto fin dai primi anni \u201970, quando l\u2019educazione tirava ben pi\u00f9 dell\u2019economia e della finanza. Il primo intralcio \u00e8 dato da questi nostri tempi di informazione forsennata e un po\u2019 invasata. \u00c8 sempre pi\u00f9 difficile farsi leggere o ascoltare. Ogni mese solo i giornali svizzeri pubblicano oltre un centinaio di articoli sulla scuola. Sui tre quotidiani ticinesi &#8211; senza neanche citare settimanali, mensili e altre pubblicazioni &#8211; non passa settimana senza che qualcuno offra la sua ricetta, esprima la sua critica, affermi che il DECS sia lassista o illiberale, progressista o conservatore, formica o cicala. Ma quanti residenti in Ticino leggono questi interventi? Quanti altri ne sentono distrattamente parlare? E quanti, ancora, dopo aver letto, riflettono nell\u2019intento di esprimere un\u2019opinione? Il problema \u00e8 che, dai e dai, in tanti si danno da fare per dire la loro &#8211; sulla scuola, sul governo e sui pi\u00f9 variegati argomenti &#8211; ma pochi li ascoltano e, ancor meno, pochissimi reagiscono per assentire o disapprovare: siamo ormai alla \u00abLibert\u00e0 obbligatoria\u00bb di gaberiana memoria.<br \/>\nQui subentra, quasi ineluttabilmente, il secondo ostacolo. Il dibattito sulla scuola &#8211; perch\u00e9 per esserci c\u2019\u00e8 &#8211; \u00e8 del tutto autoreferenziale; si rivolge quasi sempre al un proprio personale pubblico, senza nemmeno goderne l\u2019applauso, tant\u2019\u00e8 scontato. In tanti scriviamo di scuola ed esprimiamo punti di vista diversi. Eppure il dibattito non avanza. Sullo sfondo ci sono certezze ormai assurte a statuto di dogma: basti pensare all\u2019ormai trito e ritrito numero di allievi per classe, elemento che da solo sembrerebbe poter risolvere tutti i problemi. Oppure si rifletta sullo slogan secondo cui spendere per la scuola, non importa come, \u00e8 un investimento per il futuro; o, ancora, sull\u2019immane forza del plurilinguismo, l\u2019\u00abapriti sesamo\u00bb del futuro prossimo. Nondimeno continua il dibattito tra sordi, forse condizionato dalla constatazione che come \u00abuna smentita \u00e8 una notizia data due volte\u00bb &#8211; motto attribuito a Giulio Andreotti &#8211; cos\u00ec replicare a un\u2019argomentazione non condivisa pu\u00f2 equivalere a darle troppo clamore: non si sa mai. \u00c8 evidente &#8211; lo voglio credere &#8211; che ognuno esprime le sue opinioni e le sue certezze senza secondi fini, solo per il bene di quell\u2019importante Istituzione alla quale lo Stato ha affidato il compito di \u00abpromuovere lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0 e di realizzare sempre pi\u00f9 le istanze di giustizia e di libert\u00e0\u00bb: cio\u00e8 a educare i cittadini di domani. Ma genera grande tristezza la constatazione che in realt\u00e0 non esiste alcun dibattito, sostituito da prese di posizione governate da una sorta di ortodossia di stampo sacerdotale. Senza considerare che la gran parte dei partecipanti alla discussione appartiene al mondo della scuola, compresi quei tanti genitori che di frequente sono insegnanti o ex. Siamo insomma alla messa in scena di un dibattito, con uno svagato protagonista dietro le quinte che, alla fine, detta le regole del gioco, ispirato dalle raffiche economiche, politiche o di comodo. Non certo dai venticelli della giustizia sociale e del principio di educabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con sempre maggiore insistenza, da un po\u2019 di anni a questa parte si chiede un ampio dibattito sulla scuola. Lo cercano tutti, da destra a sinistra passando per i diversi centri. 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