{"id":627,"date":"2010-09-02T15:38:04","date_gmt":"2010-09-02T16:38:04","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=627"},"modified":"2017-11-17T19:07:46","modified_gmt":"2017-11-17T18:07:46","slug":"chissa-se-la-scuola-e-un-buon-veggente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/chissa-se-la-scuola-e-un-buon-veggente\/","title":{"rendered":"Chiss\u00e0 se la scuola \u00e8 un buon veggente?"},"content":{"rendered":"<p>La tradizionale conferenza stampa del DECS che prelude all\u2019apertura dell\u2019anno scolastico non ha convinto del tutto il direttore della \u00abRegione Ticino\u00bb. Nell\u2019editoriale del 28 agosto Matteo Caratti mette qualche puntino sulle i al ministro Gendotti e ai suoi pi\u00f9 stretti collaboratori, troppo entusiasti dello stato di salute della scuola ticinese. Ai vertici del dipartimento, che hanno magnificato la nostra scuola, sottolineando il corposo elenco di novit\u00e0 che riguardano il prossimo anno scolastico, Caratti contrappone la \u00abpercezione in una parte dell\u2019opinione pubblica\u00bb secondo la quale \u00abnegli ultimi anni una parte importante delle forze e delle risorse sia stata dirottata a favore del settore universitario e professionale, mentre nella scuola pubblica obbligatoria gli investimenti siano stati considerati principalmente quali costi e non hanno cos\u00ec permesso di fare decisi passi avanti\u00bb. A dimostrazione di questo supposto immobilismo cita \u00abl\u2019esigenza di fronteggiare con decisione e competenza situazioni \u2018a rischio\u2019 che coinvolgono non solo gli allievi ma anche i docenti, le esigenze delle famiglie che cambiano o le necessit\u00e0 del mondo del lavoro, che altrimenti si orienta su altri mercati, di avere una scuola capace di rispondere al pi\u00f9 presto alle esigenze del settore secondario\u00bb.<br \/>\nHanno tutti ragione, vien da dire. Ma sia la lettura dipartimentale della nostra scuola, che le esigenze menzionate da quella parte dell\u2019opinione pubblica, alla quale d\u00e0 voce Caratti, d\u00e0nno per scontato che i problemi si risolvano a suon di decisioni e di realizzazioni. Mi spiego, o cerco almeno di farlo. La scuola migliore, cos\u00ec come il migliore insegnante, \u00e8 quella che riesce a insegnare il maggior numero di \u2018cose\u2019 al pi\u00f9 grande numero di allievi che le sono affidati: \u00abIn una societ\u00e0 in continua evoluzione, una scelta politica di fondo e irrinunciabile per gli stati democratici \u00e8 sicuramente quella di assicurare una formazione elevata e adeguata ad una maggioranza sempre pi\u00f9 larga di popolazione\u00bb (Diego Erba, 2006). Come sempre tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 una differenza. Ad esempio di recente anche il nostro cantone ha impresso un\u2019accelerazione all\u2019insegnamento delle lingue nazionali e dell\u2019inglese. Tutto a posto, dunque: a quindici anni i nostri studenti avranno acquisito gli strumenti comunicativi adeguati per varcare le alpi e andare alla conquista se non del mondo almeno dell\u2019Elvezia. Eppure \u00e8 difficile capire quanti ragazzi, giunti al termine della scuola dell\u2019obbligo, conoscano per davvero il francese, il tedesco e l\u2019inglese. E &#8211; scontato! &#8211; l\u2019italiano.<br \/>\nAvevo otto anni quando Gagarin and\u00f2 nello spazio, sedici quando Armstrong arriv\u00f2 sulla luna e trentuno quando nacque Macintosh. Diciamo che, rispetto alla mia infanzia, il mondo \u00e8 cambiato un pochino e, con lui, gli strumenti adeguati per affrontarlo. La scuola, che frequentavamo magari di malavoglia, non ci insegnava chiss\u00e0 quante nozioni, anche se proprio il nozionismo fu una delle prime vittime del \u201968. Eppure noi 50\/60.enni siamo stati in grado \u00abdi assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0\u00bb, anche se magari c\u2019\u00e8 qualcosa da ridire circa la nostra capacit\u00e0 di \u00abrealizzare sempre pi\u00f9 le istanze di giustizia e di libert\u00e0\u00bb: diciamo che qua e l\u00e0 s\u2019\u00e8 fatto sicuramente qualche errore. Eppure, come detto, abbiamo frequentato una scuola che non poteva immaginare la globalizzazione e che guardava spesso al passato per costruire il futuro delle nuove generazioni. Per certi versi mi vien quasi da dire: per fortuna. Perch\u00e9 se avesse tentato di immaginare il futuro avremmo rischiato gi\u00e0 a quei tempi l\u2019odierna ammucchiata di contenuti: con quali esiti \u00e8 ovviamente impossibile dirlo. Oggi alla scuola si chiede ogni giorno di pi\u00f9. Nell\u2019incapacit\u00e0 politica di fare delle scelte &#8211; ma non \u00e8 certo un problema solo ticinese &#8211; siamo ormai alla scuola supermercato, dove tanti prodotti cercano di soddisfare una miriade di interessi privati. I bambini che hanno iniziato in questi giorni la prima elementare usciranno dalla scuola verso il 2023: a quel momento vedremo quante profezie avremo azzeccato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tradizionale conferenza stampa del DECS che prelude all\u2019apertura dell\u2019anno scolastico non ha convinto del tutto il direttore della \u00abRegione Ticino\u00bb. Nell\u2019editoriale del 28 agosto Matteo Caratti mette qualche puntino sulle i al ministro Gendotti e ai suoi pi\u00f9 stretti collaboratori, troppo entusiasti dello stato di salute della scuola ticinese. 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