{"id":6387,"date":"2024-05-23T22:30:10","date_gmt":"2024-05-23T20:30:10","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=6387"},"modified":"2024-05-23T22:47:25","modified_gmt":"2024-05-23T20:47:25","slug":"la-rete-che-pesca-nella-nostra-infanzia-e-adolescenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-rete-che-pesca-nella-nostra-infanzia-e-adolescenza\/","title":{"rendered":"La rete che pesca nella nostra infanzia e adolescenza"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-background\" style=\"background-color: #cc5725; text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\"> Da anni si lanciano anatemi o si predica il libero accesso dei pi\u00f9 piccoli a internet e smartphone; ma il mondo della scuola non ha affrontato seriamente il rapporto fra educazione e rivoluzione tecnologica<\/span><\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 sotto gli occhi di tutti che le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione hanno cambiato il nostro modo di vivere. Il \u2019900 \u00e8 stato il secolo di due guerre mondiali, ma anche un periodo di mutamenti inimmaginabili. Avevo otto anni quando Jurij Gagarin vol\u00f2 nel cosmo, un\u2019orbita completa attorno alla Terra. Ne avevo sedici l\u2019anno del primo allunaggio. Poco pi\u00f9 che trentenne misi per la prima volta le mani sulla tastiera di un Macintosh 128K. La memoria media di uno smartphone, che oggi ci accompagna dappertutto come un ipertecnologico coltellino svizzero, \u00e8 di decine di milioni di volte pi\u00f9 grande.<\/p>\n<p>Secondo lo\u00a0 psicologo sociale Jonathan Haidt, che <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/negli-usa-le-critiche-agli-smartphone-fanno-scalpore-e-suscitano-controversie\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Naufraghi\/e<\/a> ha ripreso da un articolo pubblicato dal portale <a href=\"https:\/\/www.infosperber.ch\/medien\/ueber-die-netzwelt\/smartphone-kritik-macht-furore-in-den-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Infosperber<\/a>, dopo il 2010 \u00e8 iniziata la <em>fine dell\u2019infanzia:<\/em> \u00abLe persone nate dopo il 1995 vivono un\u2019infanzia completamente diversa perch\u00e9 varie invenzioni risalenti al 2010 hanno cambiato radicalmente le nostre vite. Soprattutto le piattaforme di social media e l\u2019accesso costante tramite smartphone, che finirebbero per modificare il cervello dei bambini e dei giovani. A differenza di alcuni suoi colleghi \u2013 prosegue l\u2019articolista \u2013, Haidt vede una connessione diretta tra la diffusa introduzione di queste applicazioni e i crescenti problemi psicologici dei bambini e dei giovani in tutto il mondo\u00bb.<\/p>\n<p>I fattori che entrano in gioco sono chiaramente tanti. Nasciamo con alcune capacit\u00e0 innate, alcune delle quali si svilupperanno nel tempo, grazie all\u2019esperienza concreta delle relazioni sociali e dell\u2019apprendimento. Imparare a camminare \u00e8 un processo difficile, cos\u00ec come non si impara a parlare e a comunicare se non si \u00e8 esposti a stimoli e modelli adeguati. Tuttavia la maturazione dei cuccioli di Homo sapiens non terminer\u00e0 a dieci anni:\u00a0 ben altri cambiamenti aspettano ragazzine e ragazzini, che, attraverso quel complicato percorso che si chiama <em>adolescenza,<\/em> diverranno adulti. Va da s\u00e9 che, gi\u00e0 a partire dalla venuta al mondo, saranno indispensabili tutte le esperienze sociali, biologiche e culturali da affrontare con la pi\u00f9 grande serenit\u00e0 possibile, nel mondo reale e non certo in quello virtuale.<\/p>\n<p>Bambini, ragazzi e adolescenti devono avere il tempo per crescere, anche con la mediazione di genitori e maestri, senza che questi adulti colonizzino ogni minuto delle loro giornate. L\u2019ozio \u00e8 un diritto, come giocare a biglie improvvisandone le regole, costruire castelli con dei cubetti di legno, sfogliare un libro illustrato, fare scorrere le biglie colorate del pallottoliere, sognare di dirigere un circo, ascoltare le storie della nonna e avere paura pur sapendo come andr\u00e0 a finire, giocare la finale dei mondiali di calcio in due, con discussioni accese a sapere se il pallone era passato sopra o sotto un\u2019asta inesistente: Svizzera-Italia nel cortile di casa.<\/p>\n<p>Invece, gi\u00e0 da qualche anno, siamo alla dipendenza dagli schermi, indipendentemente dai contenuti che si trovano sul web, dalle enciclopedie alle botteghe, da blog di alto valore scientifico e culturale alla marea di pornografia (da cui bisognerebbe \u201cnon farsi fottere\u201d, per citare la giornalista Lilli Gruber), dalle arti alla scienza, dai giochi interattivi al di tutto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Basti citare pochi dati proposti dalla Fondazione <a href=\"https:\/\/www.dipendenzesvizzera.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Dipendenze <\/em>|<em> Svizzera<\/em><\/a><em>:<\/em> l\u201988% della popolazione dai 15 anni in su utilizza internet almeno una volta alla settimana; tra i 6 e i 13 anni la percentuale \u00e8 gi\u00e0 del 63%, e il 43% possiede un telefono cellulare; tra 12 e 19 anni il 99% ne fa uso pi\u00f9 di una volta a settimana. Tra gli 11 e i 15 anni il tempo medio trascorso davanti allo schermo durante una giornata scolastica \u00e8 di 4 ore e mezza, ma diventa di 8 ore durante i weekend.<\/p>\n<figure id=\"attachment_6389\" aria-describedby=\"caption-attachment-6389\" style=\"width: 474px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-6389\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-1024x575.jpg\" alt=\"\" width=\"474\" height=\"266\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-1024x575.jpg 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-300x168.jpg 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-768x431.jpg 768w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-1536x862.jpg 1536w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio-1320x741.jpg 1320w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2024\/05\/Parcho-giochi-a-Cevio.jpg 1569w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-6389\" class=\"wp-caption-text\">E i bambini dove sono? La risposta \u00e8: su TikTok!<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ora c\u2019\u00e8 chi vuole porre dei limiti. A fine aprile <a href=\"https:\/\/www.info.gouv.fr\/actualite\/pas-decran-avant-trois-ans\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">una commissione di esperti<\/a>, incaricati dal presidente francese Emmanuel Macron di determinare il corretto utilizzo degli schermi da parte dei nostri figli, ha rassegnato il suo rapporto, che ha messo in evidenza diverse criticit\u00e0 e formulato alcune raccomandazioni: nessuna esposizione agli schermi per i bambini di et\u00e0 inferiore ai tre anni; uso sconsigliato fino a sei anni, o limitato, occasionale, privilegiando i contenuti educativi con la presenza di un adulto; esposizione moderata e controllata a partire dai sei anni; nessun telefono cellulare prima degli undici anni; nessuno smartphone prima dei tredici anni; nessun accesso ai social network prima dei quindici anni; accesso solo ai social network \u201cetici\u201d dopo i quindici anni. La <em>R\u00e9publique<\/em> intende legiferare in quella direzione e gi\u00e0 altri Stati stanno battendo vie analoghe.<\/p>\n<p>L\u2019unica cosa fin qui certa \u00e8 che siamo di fronte a un disastro delle istanze educative, che non sono solo la scuola, ma comprendono i media e la politica, per finire dentro le famiglie, indipendentemente dal livello socio-economico. Da anni si disquisisce, si minaccia, si lanciano anatemi, ognuno con la sua soluzione, spaziando tra l\u2019incondizionato <em>laissez faire<\/em> e il pi\u00f9 rigoroso e totale controllo censorio. Basti pensare che sono gli stessi genitori, di solito, a finanziare con orgoglio l\u2019acquisto di smartphone, computer e tablet ai pargoli, ma non li si pu\u00f2 incolpare di nulla. Sin dalla comparsa dei primi computer, la scuola ha cominciato a rincorrere il presente e a introdurre macchine e applicazioni nelle sue dottrine, fino a farsi travolgere. In nessun momento il mondo della pedagogia ha scelto di affrontare una riflessione epistemologica sul rapporto tra la formazione, l\u2019educazione e l\u2019allora imminente rivoluzione digitale: a partire dalla sua rilevanza pedagogica e al suo contributo alla costruzione di una conoscenza solida e pertinente.<\/p>\n<p>Alla faccia di quella scuola che dovrebbe promuovere <em>lo sviluppo armonico di persone in grado di assumere ruoli attivi e responsabili nella societ\u00e0 e di realizzare sempre pi\u00f9 le istanze di giustizia e di libert\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Scritto per <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/la-rete-che-pesca-nella-nostra-infanzia-e-adolescenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Naufraghi\/e<\/a><\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni si lanciano anatemi o si predica il libero accesso dei pi\u00f9 piccoli a internet e smartphone; ma il mondo della scuola non ha affrontato seriamente il rapporto fra educazione e rivoluzione tecnologica \u00c8 sotto gli occhi di tutti che le tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione hanno cambiato il nostro modo di vivere. 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