{"id":639,"date":"2010-12-06T15:50:30","date_gmt":"2010-12-06T16:50:30","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=639"},"modified":"2022-05-08T16:28:56","modified_gmt":"2022-05-08T14:28:56","slug":"anche-i-classici-per-ragazzi-servono-per-crescere-bene","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/anche-i-classici-per-ragazzi-servono-per-crescere-bene\/","title":{"rendered":"Anche i classici per ragazzi servono per crescere bene"},"content":{"rendered":"<p>Il 3 marzo 1977 ebbi occasione di seguire a Locarno un\u2019affollata conferenza pubblica di Gianni Rodari, premio Andersen nel 1970, una sorta di Nobel della letteratura infantile. Quella eccezionale serata mi \u00e8 tornata in mente quando sono stato invitato a partecipare a un incontro di riflessione sul tema \u00abA quattro mani sulla scia di Rodari &#8211; Tra grammatica della fantasia e educazione linguistica\u00bb, in margine alla presentazione del libro \u00abI pipistrelli di Guardal\u00e0\u00bb, di Mario Gamba e Simone Fornara (Raffaello editrice, 2010), serata che si \u00e8 svolta lo scorso 24 novembre al Dipartimento della Formazione e dell\u2019Apprendimento della SUPSI di Locarno. Per noi giovani maestri dell\u2019epoca Gianni Rodari era un vero e proprio mito, che incarnava pienamente lo spirito di quei tempi di grandi cambiamenti politici e di costume. Le sue \u00abFavole al telefono\u00bb, \u00abLa freccia azzurra\u00bb, \u00abLe avventure di Cipollino\u00bb, \u00abC\u2019era due volte il barone Lamberto\u00bb, \u00abGelsomino nel paese dei bugiardi\u00bb, \u00abLa torta in cielo\u00bb o \u00abFilastrocche in cielo e in terra\u00bb &#8211; solo per citare qualche titolo tra i pi\u00f9 noti &#8211; rappresentavano per noi la migliore e pi\u00f9 giusta risposta alla letteratura che aveva accompagnato sin l\u00ec gli allievi ticinesi attraverso la scuola elementare. Si pu\u00f2 ipotizzare che tutte le generazioni che hanno calcato le nostre aule scolastiche a partire dagli anni \u201940 abbiano conosciuto le storie raccontate da Dante Bertolini nei suoi quattro libri di lettura: \u00abIl bel sentiero\u00bb, \u00abRivabella\u00bb, \u00abMarco\u00bb e \u00abAl passo con la vita\u00bb. \u00c8 probabile che questi racconti conquistarono il loro successo grazie al fatto che si contrapponevano ai libri di lettura pubblicati in Italia, con tanto di consenso ministeriale, assai spesso intrisi di cattolicesimo e clericalismo &#8211; i Patti lateranensi erano ancora ben saldi in sella &#8211; e con una sorta di celebrazione del \u201cfanciullo italiano\u201d, ereditata dal fascismo, che era lungi dall\u2019assopirsi. I temi trattati da Bertolini riflettevano naturalmente i precetti educativi del suo tempo: la vita, la morte, la patria, le istituzioni, la riuscita scolastica e il successo nella vita, il lavoro, il sentimento religioso, l\u2019unit\u00e0 familiare, la salute.<br \/>\nAccanto a ci\u00f2 &#8211; ed \u00e8 giusto ricordarlo &#8211; i maestri si rivolgevano assai spesso ai classici quando leggevano delle storie ai loro allievi: dai \u00abRagazzi di via Pal\u00bb a \u00abPinocchio\u00bb, dal \u00abRichiamo della foresta\u00bb a \u00abGianburrasca\u00bb all\u2019immarcescibile \u00abCuore\u00bb, senza scordare le belle addormentate, i gatti con gli stivali, le piccole fiammiferaie, i soldatini di piombo e gli acciarini magici &#8211; e cosa fosse un acciarino l\u2019avremmo forse capito meglio pi\u00f9 in l\u00e0. \u00c8 per\u00f2 indubbio che i maestri della mia generazione, entrati a dosi \u201cindustriali\u201d nella scuola elementare ticinese, abbiano chiuso quell\u2019epoca di letteratura per l\u2019infanzia, preferendo Gianni Rodari e i suoi epigoni a Bertolini, pur mantenendo, almeno in parte, i classici. Oggi, quarant\u2019anni dopo l\u2019ideale passaggio delle consegne da Bertolini a Rodari e, soprattutto, dopo il crollo del muro di Berlino, si ha l\u2019impressione che l\u2019editoria per ragazzi sforni autori e titoli a ritmi impressionanti, che per\u00f2 non resistono nel tempo e non diventano dei classici, salvo le solite eccezioni. Nelle classi di oggi sfilano storie politicamente corrette ma prosciugate dalle emozioni,\u00a0 spesso scritte con un italiano povero e sciatto: gli editori vogliono una lingua sempliciotta, senza congiuntivi e termini astrusi. In compenso i nostri ragazzi non conoscono pi\u00f9 i classici, se non attraverso le riletture disneyane, e molti non conoscono neanche pi\u00f9 lo stesso Gianni Rodari. \u00c8 difficile dire se queste nuove storie lascino qualche segno tangibile nella personalit\u00e0 dei ragazzi di oggi. L\u2019impressione \u00e8 che, al di l\u00e0 del loro uso strettamente funzionale all\u2019insegnamento dell\u2019italiano, un gran numero di libri non sia in grado di educare e di contribuire alla costruzione di un\u2019identit\u00e0: \u00e8 raro trovare storie attuali e, nel contempo, affascinanti che sappiano parlare ai ragazzi di oggi del mondo in cui vivono, dense delle inevitabili emozioni di cui hanno bisogno per crescere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 marzo 1977 ebbi occasione di seguire a Locarno un\u2019affollata conferenza pubblica di Gianni Rodari, premio Andersen nel 1970, una sorta di Nobel della letteratura infantile. 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