{"id":641,"date":"2010-12-22T15:51:18","date_gmt":"2010-12-22T16:51:18","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=641"},"modified":"2018-03-18T18:49:53","modified_gmt":"2018-03-18T17:49:53","slug":"tra-il-diploma-e-il-sapere-a-volte-ce-di-mezzo-il-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/tra-il-diploma-e-il-sapere-a-volte-ce-di-mezzo-il-mare\/","title":{"rendered":"Tra il diploma e il sapere a volte c\u2019\u00e8 di mezzo il mare"},"content":{"rendered":"<p>I diplomi sono come i certificati medici: forse attestano la verit\u00e0, ma non \u00e8 detto che sia sempre cos\u00ec. Dato per\u00f2 che sono atti formali e condivisi, bisogna prenderli per quel che sostengono: che uno ha il mal di schiena oppure che \u00e8 in grado di insegnare, per dirne una. Fino a met\u00e0 degli anni \u201980 per fare il maestro si frequentava la scuola magistrale e a vent\u2019anni si era pronti per insegnare tutte le discipline previste nelle scuole comunali, vale a dire asilo ed elementare. In poco meno di trent\u2019anni si \u00e8 passati da una scuola in cui si entrava dopo il ginnasio, nientepopodimeno che a una scuola universitaria, nel caso ticinese la SUPSI, dalla quale si esce con tanto di Bachelor of Arts (eh s\u00ec, siamo diventati tutti anglomani), dopo tre anni trascorsi tra scienze dell\u2019educazione, didattiche disciplinari e pratiche professionali. Nella scuola media, come si sa, prevale il primato della disciplina, come nel vecchio ginnasio. Serve dunque un bachelor o un master universitario, seguito da altri due anni per conseguire il Master of Arts SUPSI in insegnamento nella scuola media. Sia chiaro: non appartengo alla nutrita schiera di chi reputa la pedagogia e la didattica fronzoli superflui, perch\u00e9, secondo costoro, l\u2019importante sarebbe \u00absapere le cose\u00bb. \u00abL\u2019insegnamento &#8211; ha scritto Jean Piaget &#8211; \u00e8 arte altrettanto quanto scienza\u00bb, per dire che non \u00e8 sufficiente essere un bravo matematico per saper insegnare la matematica a bambini e adolescenti, cos\u00ec come il grande calciatore non diventa automaticamente un bravo allenatore. In ogni modo bisogna prendere atto che la strada per accedere all\u2019insegnamento \u00e8 divenuta sempre pi\u00f9 dura, lunga e tortuosa. Ma, d\u2019altra parte, con la crescente complessit\u00e0 del mondo e con l\u2019aumento dei problemi legati all\u2019educazione delle nuove generazioni, non era pi\u00f9 pensabile un percorso di formazione di base degli insegnanti imperniato su quelle tre bazzecole di una volta, con la pratica che, tanto, avrebbe poi fatto il resto. Ma non \u00e8 ancora molto chiaro se dietro tutto questa ammucchiata di titoli e diplomi vi siano effettivamente delle competenze inconfutabili e, soprattutto, efficaci: un po\u2019 come i certificati medici, appunto.<br \/>\nCome se non bastasse, in anni recenti il nostro DECS ha voluto mettere qualche cavallo di Frisia supplementare per accedere all\u2019insegnamento nelle scuole cantonali. Ecco allora che, per essere ammessi ai concorsi, i candidati devono presentare i necessari attestati che dimostrino la conoscenza, oltre all\u2019italiano, delle altre due lingue nazionali. Patapumfete! Nello statuire su un ricorso presentato da un docente italiano, escluso da un concorso in virt\u00f9 di questa clausola sibillina, il Tribunale cantonale amministrativo ha ritenuto che \u00abesigere la conoscenza di altre due lingue nazionali (\u2026) costituisce una misura decisamente inappropriata e sproporzionata\u00bb. Cos\u00ec, salvo altre procedure di ricorsi e controricorsi, questa norma \u00e8 destinata a sparire. Il bello \u00e8, per\u00f2, che a nessuno viene in mente di verificare, gi\u00e0 a livello di concorsi per l\u2019assunzione, se i candidati padroneggino la lingua italiana, che, almeno per ora, \u00e8 ancora la lingua ufficiale del nostro Cantone ed \u00e8 nel contempo la lingua nella quale \u00e8 impartito l\u2019insegnamento. Non \u00e8 sufficiente, credo, prendere atto che si sia ottenuto l\u2019attestato di maturit\u00e0 con una nota sufficiente in italiano: perch\u00e9 la lingua usata per insegnare &#8211; foss\u2019anche la matematica o la geografia &#8211; non pu\u00f2 essere incerta, sciatta e rinsecchita. Ancora una volta, dunque, converrebbe sincerarsi cosa ci sia dietro i diplomi: forse una solida competenza, forse solo la capacit\u00e0 di aver superato indenne un po\u2019 di esami, bench\u00e9 di livello universitario. Regola che, \u00e8 meglio ricordarlo, dovrebbe valere anche per tutto il resto, comprese le specifiche competenze per insegnare e l\u2019indispensabile tensione etica per applicare almeno con decoro il principio di educabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I diplomi sono come i certificati medici: forse attestano la verit\u00e0, ma non \u00e8 detto che sia sempre cos\u00ec. Dato per\u00f2 che sono atti formali e condivisi, bisogna prenderli per quel che sostengono: che uno ha il mal di schiena oppure che \u00e8 in grado di insegnare, per dirne una. 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