{"id":659,"date":"2011-01-05T20:27:44","date_gmt":"2011-01-05T21:27:44","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=659"},"modified":"2022-05-08T16:27:52","modified_gmt":"2022-05-08T14:27:52","slug":"cerano-una-volta-i-libri-di-lettura-di-dante-bertolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/cerano-una-volta-i-libri-di-lettura-di-dante-bertolini\/","title":{"rendered":"C\u2019erano una volta i libri di lettura di Dante Bertolini"},"content":{"rendered":"<p>Il 2 gennaio Dante Bertolini avrebbe compiuto 100 anni. Una nota biografica del 1994 racconta che \u00abnato nel 1911 a Maroggia da padre italiano, di Reggio Emilia, e da madre svizzera, una Bagutti di Rovio, giunse a Locarno con la famiglia, bimbo di due anni. Nella citt\u00e0 sul Verbano, frequent\u00f2 tutte le scuole, dalle elementari alla Magistrale, ove ottenne, nel 1931, la patente che lo abilita a insegnare nelle elementari e, nel 1937, nelle Maggiori. Insegn\u00f2 per venti anni nelle scuole del suo comune. Nel 1937, ottenuta una borsa di studio dal Consiglio di Stato, pot\u00e9 frequentare la facolt\u00e0 di Magistero di Roma. Dal 1951 al 1971 fu ispettore scolastico\u00bb. \u00c8 in quegli anni romani che nasceranno i racconti continuati \u00abMarco\u00bb, \u00abIl bel sentiero\u00bb, \u00abRivabella\u00bb e \u00abAl passo con la vita\u00bb, quattro libri di lettura per le scuole elementari approvati \u00abdal lod. Dipartimento della Pubblica Educazione del Canton Ticino\u00bb, come figurava nei frontespizi delle pubblicazioni autorizzate per la scuola dell\u2019obbligo, che giunsero sul mercato editoriale ticinese a partire dal 1939, dunque in piena guerra mondiale, accompagnando diverse generazioni dalla prima alla quinta elementare. Nella presentazione in un\u2019edizione del 1980, Cleto Pellanda, allora capo dell\u2019Ufficio dell\u2019Insegnamento Primario, ha scritto: \u00abQuando si \u00e8 giovani, oltre al tempo occorrono anche il consiglio e l\u2019incitamento di qualcuno. Ebbene, questo \u201cqualcuno\u201d \u00e8 proprio l\u00ec, alla Facolt\u00e0 di Magistero: si chiama Giuseppe Lombardo-Radice. Nella primavera del 1938 il lavoro \u00e8 pronto e Bertolini lo sottopone per esame all\u2019illustre Maestro, il quale \u201csente il dovere\u201d \u2013 sono parole sue \u2013 di esprimere sullo stesso il suo giudizio ad Augusto Ugo Tarabori, allora segretario di concetto del Dipartimento della pubblica educazione del Cantone Ticino. \u201cIl lavoro \u2013 scrive Lombardo-Radice \u2013 \u00e8 riuscito felicemente; assolutamente privo di retorica, schietto per limpidezza di dettato, semplicit\u00e0 di idee, felice intuito dell\u2019animo dei fanciulli, delicatezza morale\u201d\u00bb.<br \/>\nRileggere oggi quei racconti riserva qualche sorpresa, alla faccia dei pregiudizi di generazioni, come la mia, che a partire dagli anni \u201970 li avevano liquidati come \u00abbecero vecchiume reazionario\u00bb, rivolgendo i propri sguardi ad altre tematiche che allora sembravano \u2013 e certamente erano \u2013 pi\u00f9 moderne. Bertolini, e con lui i tanti maestri che avevano adottato quei libri (assai spesso obtorto collo, occorre pur dirlo, ch\u00e9 l\u2019autore era pure ispettore scolastico e dunque ben inserito negli ingranaggi del potere dipartimentale dell\u2019epoca), usava un linguaggio ricco e variegato, non evitava il passato remoto o il congiuntivo (\u00abI due bambini ammirarono il lago che, visto cos\u00ec dall\u2019alto, pareva pi\u00f9 ampio\u00bb), seminava qua e l\u00e0 riferimenti culturali di grande interesse: \u00abPoi guardavo dall\u2019altra parte, verso sud. Lontano lontano, scorgevo Porto Ceresio: l\u2019Italia. E immaginavo di potermi recare in quella nazione amica, della quale mi avevano raccontato meraviglie. Forse gli artisti di Bissone (i Maderno, i Borromini, i Gaggini e coloro il cui nome sta scritto sulla lastra di marmo in piazza), di Melide (i Fontana e gli altri) e dei paesi intorno, quando partivano, alcuni secoli fa, da bambini, per le grandi citt\u00e0 italiane, dove lavoravano con i genitori e imparavano l\u2019arte del costruttore, se ne andavano in quella direzione, in barca\u00bb. Erano, insomma, libri scritti bene, ricchi di umanit\u00e0 e di temi essenziali, radicati in un territorio, coi suoi usi e costumi, le sue abitudini, i suoi abitanti e i suoi confini, al di l\u00e0 dei quali, tuttavia, c\u2019erano altri territori da esplorare, conoscere e rispettare. I quattro volumi ressero fino ai primi anni \u201970, coprendo dunque un trentennio pieno. L\u2019abbandono di quei racconti dopo il sessantotto, quindi, appare ancor oggi giustificato e sostenibile, al di l\u00e0 dei modi poco ortodossi per rimpiazzarli. Semmai, a doverci interrogare, \u00e8 la futilit\u00e0 di un gran numero di libri per ragazzi che affollano oggi le scansie delle nostre aule, la loro inconsistenza linguistica e culturale: in definitiva la loro imitazione del modello televisivo, sbrigativo, spezzettato, di immediata fruibilit\u00e0 e di altrettanto immediata volatilizzazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2 gennaio Dante Bertolini avrebbe compiuto 100 anni. Una nota biografica del 1994 racconta che \u00abnato nel 1911 a Maroggia da padre italiano, di Reggio Emilia, e da madre svizzera, una Bagutti di Rovio, giunse a Locarno con la famiglia, bimbo di due anni. 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