{"id":661,"date":"2011-01-11T20:28:32","date_gmt":"2011-01-11T21:28:32","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=661"},"modified":"2011-01-11T20:28:32","modified_gmt":"2011-01-11T21:28:32","slug":"perche-non-si-insegna-piu-a-cantare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/perche-non-si-insegna-piu-a-cantare\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 non si insegna pi\u00f9 a cantare?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abRiunire bambini a cantare senza cura alcuna dell\u2019emissione della voce e dell\u2019intonazione non \u00e8 un\u2019operazione lecita alla Scuola, che ha il compito istituzionale di insegnare la musica, in particolare il canto corale\u00bb. \u00c8 quanto ha scritto un lettore a La Regione lo scorso dicembre. Si riferiva a un concerto del coro \u00abVoci Colorate\u00bb delle Scuole elementari di Bellinzona, che si era esibito domenica 19 dicembre nella Collegiata della sua citt\u00e0: una trentina di bambini, accompagnati da un\u2019orchestra da camera e da un organo. Non ho assistito a quel concerto, ma non ho difficolt\u00e0 a immaginare lo sconcerto del lettore. Per passione e per mestiere mi capita spesso di dover ascoltare qualche coro scolastico e pressoch\u00e9 ogni volta c\u2019\u00e8 di che irritarsi. Non parliamo poi della scuola media: l\u00ec non si canta del tutto, a parte le eventuali solite eccezioni, se esistono. Nella scuola elementare la disciplina si chiama \u00abCanto e musica\u00bb ed \u00e8 insegnata da un docente specializzato per 45 minuti alla settimana. I programmi stabiliscono chiaramente \u2013 in grassetto \u2013 che \u00abIl canto rimane l\u2019elemento centrale del programma e pertanto svolge una funzione insostituibile\u00bb. Poi, per\u00f2, in quei 45 minuti ci deve stare di tutto un po\u2019: pratica strumentale, ascolto, ritmo e movimento, \u2013 e risparmio altri dettagli, senza per\u00f2 scordare che, in quei pochi minuti, spesso ci stanno altre attivit\u00e0 salienti quali incollare la canzoncina sul quaderno, leggerla e decorarla con l\u2019immancabile disegno. Nella scuola media ci si alza di grado: si fa \u00abEducazione musicale\u00bb, due ore settimanali in prima e seconda e un\u2019ora in terza. Il programma \u00e8 condensato in otto pagine fitte. Giunti al traguardo della terza media gli allievi saranno in grado di suonare, cantare, leggere semplici partiture, sonorizzare brevi racconti o filmati, e altro ancora. Teoricamente, quindi, di tutto e di pi\u00f9. Sapere \u00e8 una parola di peso: in realt\u00e0 si tratta di programmi velleitari, che si riducono nella realt\u00e0 a qualche spilucco, a seconda delle inclinazioni e dell\u2019interesse di ogni singolo insegnante.<br \/>\nIl Maestro Riccardo Muti, intervistato lo scorso mese di novembre da Fabio Fazio, ha affermato che a scuola, invece che insegnare il piffero che allontana i ragazzi dalla musica, sarebbe pi\u00f9 opportuno insegnare la storia e l\u2019ascolto della musica. I nostri figli, purtroppo, crescono nel frastuono massmediatico, fatto in gran parte di banalit\u00e0. Non si tratta di demonizzare la musica leggera, ma \u00e8 pur vero che \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile rifuggire la musica commerciale, che inonda bar, ristoranti e negozi, studi medici, segreterie telefoniche, radio e TV, telefonini e aggeggi di comunicazione informatica. La conoscenza, almeno per sommi capi, della storia della musica rappresenta un tassello importante per la costruzione di una cultura indispensabile all\u2019educazione dei cittadini, cos\u00ec come dovrebbero esserlo la conoscenza della storia, della letteratura, della filosofia e delle scienze, senza naturalmente scordare il pianeta delle emozioni: perch\u00e9 una sinfonia di Mozart \u00e8 altra cosa rispetto a un rap di Eminem, a un pezzo dei Led Zeppelin e anche a un brano di Duke Ellington. A ci\u00f2 aggiungerei, tra i fondamentali insopprimibili, il canto, che non significa semplicemente canterellare una melodia alla bell\u2019e meglio e tentare di ripetere le parole di qualche strofa. Cantare vuole dire imparare a usare l\u2019unico strumento musicale di cui tutti sono in possesso, altro che pifferi e strumentini simili. Cantare \u00e8 dapprima la capacit\u00e0 di intonarsi (ascoltarsi) e produrre suoni \u00abpuri\u00bb attraverso precisi meccanismi di respirazione; poi \u00e8 l\u2019abilit\u00e0 di fare musica insieme ad altri, arricchendo ritmo e melodia con l\u2019armonia: insomma, un gioco di squadra \u2013 ne hanno tanto bisogno, i nostri ragazzi, al di l\u00e0 dell\u2019educazione musicale in s\u00e9. Insomma: poche cose, ma difficili e da affrontare col necessario rigore, invece di un\u2019ammucchiata di intenti che, in uscita, non pu\u00f2 che provocare una sorriso canzonatorio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abRiunire bambini a cantare senza cura alcuna dell\u2019emissione della voce e dell\u2019intonazione non \u00e8 un\u2019operazione lecita alla Scuola, che ha il compito istituzionale di insegnare la musica, in particolare il canto corale\u00bb. \u00c8 quanto ha scritto un lettore a La Regione lo scorso dicembre. 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