{"id":6641,"date":"2025-12-18T23:00:42","date_gmt":"2025-12-18T22:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=6641"},"modified":"2025-12-18T15:30:34","modified_gmt":"2025-12-18T14:30:34","slug":"una-scuola-piu-adatta-al-presente-siamo-pronti-per-un-grande-esercizio-di-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/una-scuola-piu-adatta-al-presente-siamo-pronti-per-un-grande-esercizio-di-democrazia\/","title":{"rendered":"Una scuola pi\u00f9 adatta al presente: siamo pronti per un grande esercizio di democrazia?"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-background\" style=\"background-color: #3a4d3e; border: 0.5pt solid #313A3E; padding: 6px; text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">Ridefinire insieme scopi e modalit\u00e0 di lavoro della scuola \u00e8 necessario, ma va fatto senza fretta e con ampia partecipazione<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Con il titolo <a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/i-contributi\/i-dibattiti\/1885026\/scuola-autorevolezza-aumento-lezioni-decs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>L\u2019autorevolezza perduta<\/em><\/a>, il deputato e maestro di scuola elementare Aron Piezzi ha pubblicato su <em>laRegione<\/em>del 24 novembre un articolo che merita attenzione. L\u2019attacco \u00e8 inflessibile: quando nella scuola emergono problemi, la risposta del Decs somiglia a una segreteria telefonica che ripete sempre lo stesso messaggio: pi\u00f9 personale, pi\u00f9 costi. Per Piezzi una visione contorta, perch\u00e9 servirebbe ben altro, tra cui segnala il <em>ridimensionamento degli altisonanti principi pedagogici in voga<\/em> (l\u2019allusione al <em>Piano di studio<\/em> ticinese, su cui <a href=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/nel-regno-del-pedagogichese-si-diffondono-i-bigini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ho gi\u00e0 scritto<\/a>, \u00e8 manifesta) e un ritorno alla centralit\u00e0 del maestro.<\/p>\n<p>\u00c8 bene chiarirlo subito: l\u2019autorevolezza non coincide affatto con la centralit\u00e0 dell\u2019insegnante. L\u2019autorevolezza la si costruisce in aula, giorno dopo giorno, senza che nessuna riforma possa supplire a pigrizia, sciatteria, noia, indifferenza o \u2013 semplicemente \u2013 incapacit\u00e0. Ricordo una classificazione fulminea di Franco Zambelloni, filosofo e insegnante, durante un incontro di riflessione sul profilo professionale degli insegnanti. Part\u00ec citando Jean Piaget: <em>L\u2019arte dell\u2019educazione \u00e8 come l\u2019arte medica: un\u2019arte che non si pu\u00f2 praticare senza \u201cdoni\u201d speciali, ma che contemporaneamente esige conoscenze esatte e sperimentali, relative agli esseri umani su cui viene esercitata. Tali conoscenze non sono anatomiche e fisiologiche, come quelle del medico, ma psicologiche; tuttavia non sono meno indispensabili e la soluzione dei problemi della scuola attiva o della formazione della ragione ne dipendono precisamente nel modo pi\u00f9 diretto. <\/em><\/p>\n<p>Insegnare nel III millennio, perci\u00f2, presuppone un <em>corpus<\/em> di solide conoscenze professionali che permettano in seguito di gestire serenamente la quotidianit\u00e0 dell\u2019anno scolastico: in tal senso avremo un docente-artigiano in grado di svolgere in maniera professionale il mandato che gli \u00e8 affidato dallo Stato, nella consapevolezza che nella scuola \u2013 per usare un sottile ritratto del prof. Zambelloni \u2013 coesistono insegnanti <em>straordinariamente<\/em> bravi e insegnanti <em>normalmente<\/em> bravi.<\/p>\n<p>Anch\u2019io ho fatto il maestro, ormai mezzo secolo fa, un\u2019esperienza che ancora oggi ricordo con entusiasmo. Quando iniziai erano in vigore i <a href=\"https:\/\/aris.supsi.ch\/entities\/publication\/afdbda85-f19f-45a8-8699-03c556341db5\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Programmi del 1959<\/a>, introdotti da alcuni \u00abCriteri direttivi\u00bb che gi\u00e0 allora insistevano sulla professionalit\u00e0 del docente: <em>un programma \u00e8 solo uno schema che l\u2019insegnante deve rendere vivo<\/em>, sta scritto. E ancora: <em>la scuola ha una sola legge, quella del migliore sviluppo del fanciullo, e il metodo \u2013 qualunque esso sia \u2013 \u00e8 buono se risponde alle esigenze morali, intellettuali e fisiche del bambino concreto, immerso nel suo ambiente particolare.<\/em><\/p>\n<p>In apertura del documento c\u2019era un\u2019<em>Avvertenza<\/em> che oggi suona quasi profetica: <em>il programma va adattato da ogni insegnante alla realt\u00e0 della sua scuola, in accordo con l\u2019ispettore.<\/em> Premessa indispensabile: <em>preparazione quotidiana e costante aggiornamento culturale.<\/em> \u00c8 forse qui che si comincia a intravedere l\u2019autorevolezza evocata da Piezzi: una responsabilit\u00e0 professionale ampia, affidata all\u2019iniziativa del singolo maestro, che richiede, ancora oggi, un impegno che non tutti sono disposti a onorare.<\/p>\n<p>Il 1974, l\u2019anno dei miei esordi \u201cpedagogici\u201d, fu anche quello in cui il Gran Consiglio approv\u00f2, tra molte controversie, la legge sulla scuola media, che faceva strame del ginnasio, di cinque anni, pensato per chi intendeva proseguire i suoi studi; e la scuola maggiore, di tre anni, per chi si indirizzava verso un apprendistato. L\u2019innovativa sperimentazione part\u00ec nel \u201976; i miei allievi, nel settembre del \u201978, furono tra i primi a entrare nella fase di generalizzazione.<\/p>\n<p>Nel 1984 arrivarono i <a href=\"https:\/\/aris.supsi.ch\/entities\/publication\/d1e1ad88-f40b-41a2-bdb0-c26f516bee57\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">nuovi programmi della scuola elementare<\/a>, che sostituirono quelli del \u201959. La centralit\u00e0 dell\u2019insegnante rimase, anzi, venne arricchita dalla consapevolezza della complessit\u00e0 connaturata al compito educativo. Cambi\u00f2 invece l\u2019impianto culturale e pedagogico: non pi\u00f9 la sequenza disciplinare tradizionale \u2013 che nel \u201959 apriva con istruzione religiosa, educazione morale e civile, esercitazioni di vita pratica \u2013 ma un principio pi\u00f9 ambizioso: la scuola elementare ha il compito di porre le basi perch\u00e9 ogni individuo possa, nel corso della vita, sviluppare le proprie facolt\u00e0 e diventare consapevole della dignit\u00e0, della libert\u00e0 e della cultura proprie della condizione umana.<\/p>\n<p>Una dichiarazione d\u2019intenti tutt\u2019altro che marginale, al punto da proporre, almeno sulla carta, una programmazione che superasse le \u201cmaterie\u201d consuete: l\u2019ambiente \u2013 non solo fisico, ma umano, linguistico, culturale \u2013 come riferimento per la scelta dei contenuti e per la costruzione dei sussidi didattici. L\u2019allievo arrivava in aula con una prima esperienza del mondo: compito della scuola era dotarlo degli strumenti per interpretarla, complicarla, renderla pi\u00f9 consapevole.<\/p>\n<p>Non proprio una bazzecola.<\/p>\n<p>Se guardiamo alla situazione attuale, il dibattito sul piano di studio continua a dimostrare quanto complesso sia mantenere autorevolezza e centralit\u00e0 del maestro. Su un punto, dunque, Piezzi non sbaglia: invocare la \u201ccentralit\u00e0 del maestro\u201d \u00e8 legittimo e anche necessario quando ci si trova in un sistema che spesso confonde autorevolezza con burocrazia o con nuovi ruoli intermedi: qualcuno deve pur rispondere delle sue scelte. Ma, come lui sa perfettamente, dietro la parola <em>autorevolezza<\/em> si nasconde un\u2019intera galassia: capacit\u00e0, carattere, formazione, etica professionale, empatia, talvolta anche temperamento, un mosaico che non pu\u00f2 essere decretato per via legislativa e che nessuna nostalgia pu\u00f2 restituire intatto.<\/p>\n<p>Resta poi sul tavolo il difficile problema del piano di studio della scuola dell\u2019obbligo. Stando a Piezzi, \u201c<em>come PLR, su stimolo dell\u2019associazione LaScuola <\/em>(che <em>associa<\/em> i maestri liberali),<em> abbiamo proposto, nel settembre del 2024, l\u2019iniziativa denominata <\/em>Per lo studio e la realizzazione di una nuova scuola media.<em> Attendiamo con fiducia un riscontro da parte del Dipartimento\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Senza fronzoli diplomatici, mi sento di dire che l\u2019entrata in materia \u00e8 pessima. Quel che leggo tra le righe \u00e8 che ci si vuole sbarazzare in fretta del piano di studio in vigore, che, di per s\u00e9, potrebbe anche starci. Ma, come \u00e8 noto, la gatta frettolosa fa i micini ciechi. A conduzione PLR il nuovo piano nascerebbe semplificato, magari con un linguaggio meno misterioso. Ma ci vorrebbe comunque qualche anno, compresi i tanti compromessi da negoziare con gli altri partiti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6649\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Una-scuola-piu-adatta-al-presente.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Una-scuola-piu-adatta-al-presente.png 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Una-scuola-piu-adatta-al-presente-300x300.png 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Una-scuola-piu-adatta-al-presente-150x150.png 150w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Una-scuola-piu-adatta-al-presente-768x768.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Perch\u00e9 prima di mettersi a enumerare obiettivi (legittimi), finalit\u00e0 (utopiche) e aderenza al paese in cui il Piano sar\u00e0 operativo, sarebbe utile porsi qualche importante domanda: in quale mondo vivranno i nati dei prossimi decenni, cio\u00e8 da 20\/30 anni dopo in l\u00e0? Non sappiamo come saranno il Ticino e il resto del mondo gi\u00e0 nei prossimi anni \u201930. Cosa ci dovrebbe essere nel Piano? Alcuni alti obiettivi particolarmente richiesti oggi? Una formazione per trovare <em>almeno<\/em> un posto di lavoro, magari a salari ticinesi? Oppure una scuola davvero in grado di perseguire le finalit\u00e0 citate nella <a href=\"https:\/\/m3.ti.ch\/CAN\/RLeggi\/public\/index.php\/raccolta-leggi\/pdfatto\/atto\/7281\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Legge della scuola del 1990<\/a>: pi\u00f9 umanesimo, dalla letteratura alla matematica, dalla storia alla fisica alle arti. E come sar\u00e0 organizzata la scuola per sviluppare come si deve le competenze necessarie per affrontare <em>quel<\/em> futuro?<\/p>\n<p>Parafrasando Marshall McLuhan, se <em>The medium is the message<\/em> \u2013 cio\u00e8 se il mezzo di comunicazione ha un significativo impatto sulla societ\u00e0 rispetto a ci\u00f2 che intende trasmettere \u2013 siamo sicuri che sopravvivranno la centralit\u00e0 del maestro, il <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/i-tempi-della-scuola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">calendario scolastico<\/a> odierno, le valutazioni e le discipline tradizionali?<\/p>\n<div><b><i><span lang=\"IT\">Scritto per <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/una-scuola-piu-adatta-al-presente-siamo-pronti-per-un-grande-esercizio-di-democrazia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Naufraghi\/e<\/a><\/span><\/i><\/b><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ridefinire insieme scopi e modalit\u00e0 di lavoro della scuola \u00e8 necessario, ma va fatto senza fretta e con ampia partecipazione Con il titolo L\u2019autorevolezza perduta, il deputato e maestro di scuola elementare Aron Piezzi ha pubblicato su laRegionedel 24 novembre un articolo che merita attenzione. 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