{"id":6711,"date":"2026-09-15T22:30:23","date_gmt":"2026-09-15T20:30:23","guid":{"rendered":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/?p=6711"},"modified":"2026-09-15T16:50:00","modified_gmt":"2026-09-15T14:50:00","slug":"leta-della-ciarlataneria-e-dellinganno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/leta-della-ciarlataneria-e-dellinganno\/","title":{"rendered":"L\u2019et\u00e0 della ciarlataneria e dell\u2019inganno"},"content":{"rendered":"<p class=\"has-background\" style=\"background-color: #3c406c; border: 2.0pt solid #ffffff; padding: 10px; text-align: left;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">Senza una cittadinanza capace di pensare criticamente, la democrazia non si degrada per scandalo o colpevole ignoranza, ma per abitudine<\/span><\/strong><\/p>\n<p><em>La nostra \u00e8 l\u2019et\u00e0 della ciarlataneria e dell\u2019inganno<\/em>, scriveva il filosofo e pedagogista americano John Dewey nel 1922. <em>Di questi c\u2019\u00e8 oggi maggior quantit\u00e0, circolazione pi\u00f9 rapida e incessante e assorbimento pi\u00f9 rapido e indiscriminato che mai in passato.<\/em> \u00a0Gli Stati Uniti erano in piena transizione post\u2011bellica, segnati da conservatorismo politico, paura del radicalismo, tensioni sociali e un\u2019economia oscillante tra recessione e ripresa, con una democrazia formalmente stabile ma culturalmente fragile. \u00a0\u00c8 in questo contesto che Dewey pubblic\u00f2 <em>L\u2019educazione come politica<\/em> su <em>The New Republic,<\/em> periodico <em>liberal<\/em> statunitense di politica e cultura, testo dal quale ho tratto il giudizio piuttosto tagliente.<\/p>\n<p>Sebbene quelle parole nascano in un\u2019epoca lontana, \u00e8 la cronaca recente a riportarle prepotentemente alla mente. Dewey fu autorevole voce della tradizione riformatrice tra il Midwest e l\u2019East Coast, promotore nel 1921 della <em>New Education Fellowship<\/em> e autore, tra gli altri, di <em>Democrazia e educazione<\/em>, vero manifesto della pedagogia democratica.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6713\" src=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ciarlatano.png\" alt=\"\" width=\"1024\" height=\"683\" srcset=\"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ciarlatano.png 1024w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ciarlatano-300x200.png 300w, https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2026\/09\/Ciarlatano-768x512.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/p>\n<p>Viviamo anche noi un\u2019epoca di ciarlatani e ingannatori? Spesso lo penso, e questa inquietudine si rafforza leggendo articoli come \u00abIl crepuscolo della decenza\u00bb, pubblicato a fine luglio anche <a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/il-crepuscolo-della-decenza\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">su Naufraghi\/e<\/a> dallo storico Andrea Ghiringhelli. Riferendosi alle vicende del Consigliere di Stato Claudio Zali, l\u2019autore concludeva con una riflessione ben pi\u00f9 ampia, citando Georges Simenon: \u00abLe persone sono tanto pi\u00f9 sicure delle proprie idee quante meno nozioni possiedono per supportarle. Teniamolo presente. Prima di mettere la croce su un simbolo o su un nome, facciamo un\u2019operazione elementare: verifichiamo la competenza, la preparazione e lo spessore morale di chi chiede il nostro voto. E smettiamola di premiare gli incompetenti per vocazione\u00bb.<\/p>\n<p>Riflessioni come queste trovano un\u2019eco inattesa in un\u2019altra fase critica, quella analizzata da Dewey nell\u2019America del primo dopoguerra. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che il contesto storico di quel giudizio crudo e sarcastico non fa parte della nostra attualit\u00e0. \u00c8 passato pi\u00f9 di un secolo da quegli anni \u201920 di un\u2019America ruggente, ma anche proibizionista, lacerata dal razzismo e dalla paura del comunismo. Eppure, in questi anni trumpiani e di decadenza dell\u2019Occidente, alla quale il nostro Cantone non sembra voler sfuggire, ci troviamo davvero in una nuova et\u00e0 della ciarlataneria e dell\u2019inganno, con tutti i drammi e il disordine istituzionale e culturale che ne derivano.<\/p>\n<p>L\u2019avvento di trasporti e comunicazioni di massa \u2013 osservava Dewey \u2013 aveva frantumato le comunit\u00e0 locali, rendendo le azioni individuali dipendenti da fattori lontani e astratti. In una situazione del genere i convincimenti cessavano di essere semplici opinioni, per diventare il fondamento dell\u2019agire collettivo, e la loro veridicit\u00e0 diventava decisiva.<\/p>\n<p>Senza un\u2019educazione che sviluppasse il pensiero critico, dunque, si apriva la strada a un\u2019era dominata dall\u2019inganno sistematico e dalla credibilit\u00e0 pr\u00eat-\u00e0-porter, dove la democrazia era svuotata della sua sostanza a favore del dominio di chi deteneva il controllo dei discorsi spesso futili, quasi sempre inconcludenti. Dewey citava il saggista, storico e filosofo scozzese Thomas Carlyle (1795-1881) per mostrare come la stampa abbia reso la democrazia inevitabile: una volta inventata la stampa, la democrazia era inevitabile, ma la democrazia richiede abitudini mentali che solo l\u2019educazione pu\u00f2 formare, mirando a educare i cittadini. La democrazia \u2013 scrive Dewey \u2013 \u00e8 pi\u00f9 di una forma di governo, \u00e8 soprattutto un modo di vita associata, di esperienza condivisa attraverso la comunicazione. Tuttavia, proprio la dipendenza da informazioni indirette esponeva le masse al rischio di manipolazione: chi controllava i mezzi di diffusione, come la stampa, poteva orientare l\u2019opinione pubblica: \u00abSe si ha il controllo delle opinioni, si ha in mano, almeno per il momento, la direzione dell\u2019attivit\u00e0 sociale\u00bb.<\/p>\n<p>Chi ha oggi il controllo delle opinioni? Le congetture sono tante, a salvarci possono essere solo la cultura e la scienza. <em>Troppo facile, amico!,<\/em> amava ripetere il compianto Giuseppe Buffi. Cos\u00ec si potrebbe sostenere che le discipline scientifiche e umanistiche dovrebbero essere l\u2019abbicc\u00ec pedagogico e didattico per plasmare una solida e consapevole curiosit\u00e0 e uno spirito critico non fine a s\u00e9 stesso. Sin qua nessuno \u00e8 immune da questi meccanismi di odiosa e inservibile selezione.<\/p>\n<p>Ma la scuola dovrebbe essere in grado, non solo a parole, di uscire dalla tradizione secondo cui la formazione delle donne e degli uomini di domani debba passare da quel percorso a ostacoli che \u00e8 la scuola dell\u2019obbligo: un sistema, fino ad oggi, incapace di applicare con concretezza ci\u00f2 che anche molti insegnanti pensano. Ovvero che la matematica, le scienze, le arti e le lingue non possono essere racchiuse in una sorta di tassonomia scolastica i cui criteri \u2013 nei contenuti, nelle attese e nelle pretese \u2013 restano noti solo a chi progetta gli strumenti di valutazione. Non \u00e8 di ci\u00f2 che hanno bisogno le cittadine e i cittadini di un paese moderno, chiamati invece a decodificare ogni strategia di persuasione occulta: che serva a sdoganare una meta turistica, una linea di moda, un\u2019automobile, un salame. O un partito.<\/p>\n<p>Chi segue, pi\u00f9 o meno distrattamente, la politica lo fa in mille modi diversi, compreso chi legge solo il domenicale leghista e chi ragiona ancora come un galoppino degli anni che precedono la caduta del Muro, senza contare chi resta incollato ai canali commerciali, chi si limita alla cronaca del paese d\u2019origine e chi, infine, non segue un tubo, ma al momento buono va al seggio elettorale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che Dewey resta attuale: senza una cittadinanza capace di pensare criticamente, la democrazia non si degrada per scandalo o colpevole ignoranza, ma per abitudine.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/naufraghi.ch\/leta-della-ciarlataneria-e-dellinganno\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong><em>Scritto per Naufraghi\/e <\/em><\/strong><\/a><\/p>\n<div style=\"color: #25890d; font-size: 1.2em; letter-spacing: 5pt; text-align: center;\">\u2605\u2605\u2605<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n<p>JOHN DEWEY, <em>Democrazia e educazione,<\/em>\u00a0 1979 (4\u00aa ristampa), La nuova Italia Editrice | Titolo origina<em>le: Democracy and education,<\/em> 1916, New York, The Macmillan Company | 1\u00aa edizione italiana: 1949<\/p>\n<p>JOHN DEWEY,\u00a0<em>L&#8217;educazione come politica,<\/em> in &#8220;John Dewey e la pedagogia dell&#8217;interesse&#8221;, a cura di Antonio Spadafora, 1979, Bellinzona, Edizioni Casagrande | Collana Paideia, Pubblicazioni della scuola magistrale di Locarno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza una cittadinanza capace di pensare criticamente, la democrazia non si degrada per scandalo o colpevole ignoranza, ma per abitudine La nostra \u00e8 l\u2019et\u00e0 della ciarlataneria e dell\u2019inganno, scriveva il filosofo e pedagogista americano John Dewey nel 1922. 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