{"id":672,"date":"2011-03-26T20:35:38","date_gmt":"2011-03-26T21:35:38","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=672"},"modified":"2011-03-26T20:35:38","modified_gmt":"2011-03-26T21:35:38","slug":"la-scuola-pubblica-secondo-i-candidati-onorevoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-pubblica-secondo-i-candidati-onorevoli\/","title":{"rendered":"La scuola pubblica secondo i candidati onorevoli"},"content":{"rendered":"<p>La scuola \u00e8 tra i temi assai frequentati dalle centinaia di candidati al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio che cercano il loro spazio al sole, sognando una poltrona. Il malcapitato cittadino ed elettore che intende farsi un\u2019idea dei venti che potrebbero spirare sul nostro futuro politico ha le sue belle gatte da pelare. Per riuscire a leggere tutto quel che passa il convento in queste settimane si dovrebbe come minimo prendere un congedo a tempo parziale. Tra quotidiani e settimanali, siti internet, radio e televisioni \u00e8 tutto un brulicare di proclami, prese di posizione, auspici, proposte a raggio pi\u00f9 o meno ampio. Oddio, per quel poco che sono riuscito a leggere \u2013 che \u00e8 tanto in termini di tempo, ma poco rispetto all\u2019inchiostro versato \u2013 non c\u2019\u00e8 molto che possa scatenare salti di gioia: si sa, la quantit\u00e0 \u00e8 nemica della qualit\u00e0, e anche in questo caso non si sfugge alla regola. Per lo pi\u00f9 si rimasticano argomenti noti. Quasi nessuno afferma che \u00ab\u00e8 tutto sbagliato e tutto da rifare\u00bb, ma in tanti propongono le loro pozioni per migliorare una situazione che, in fondo, non \u00e8 poi tanto male, soprattutto se la si paragona con altre realt\u00e0 scolastiche a noi vicine: quando si dice la fortuna dell\u2019Italia a un tiro di schioppo.<br \/>\nCi sono naturalmente quelli che puntano sul potenziamento di mense e altri servizi para-scolastici, cos\u00ec come altri insistono sul primato della scuola pubblica, senza peraltro azzardare una spiegazione concreta al significato pi\u00f9 alto e politicamente qualificato del concetto. Altri ancora, e sono veramente tanti, battono il chiodo sulla necessit\u00e0 che la scuola sia pi\u00f9 attenta alle esigenze del mondo del lavoro. Ha scritto ad esempio il candidato della Lega Lorenzo Quadri: \u00abLa scuola non potr\u00e0 esimersi da un riorientamento nell\u2019ottica di quelle che sono le richieste del mercato del lavoro. \u00c8 evidente che le professioni \u201cd\u2019ufficio\u201d sono sature. Mancano risorse nell\u2019artigianato, nell\u2019edilizia, nel sociosanitario. Altra misura necessaria: si metta il numero chiuso alle formazioni \u201cletterarie\u201d ed \u201cartistiche\u201d prive di sbocchi professionali\u00bb. Come detto, Quadri non \u00e8 il solo a patrocinare un modello di scuola che si chini sui bisogni immediati del mondo del lavoro, argomento che, almeno in parte, \u00e8 in buona compagnia con il para-scuola, ma senza scordare i tanti che vedrebbero di buon occhio un maggiore coinvolgimento dei genitori nelle scelte della scuola: alla faccia del buon detto dialettale secondo cui sarebbe meglio che il ciambellaio si limitasse a far bene il suo mestiere\u2026<br \/>\nVa da s\u00e9 che quella non \u00e8 l\u2019idea di scuola che aveva il Franscini e che il Parlamento del 1990 aveva ancorato alla Legge. Ha scritto di recente Corrado Augias (La Repubblica del 19 marzo): \u00abEdmondo De Amicis \u00e8 giustamente ricordato per aver scritto Cuore (1886). La grande intuizione [era che] che per rimediare ad un\u2019unificazione nazionale riuscita solo in parte, bisognava puntare sulla scuola. Una classe \u00e8 un microcosmo dove coesistono i tipi e le situazioni pi\u00f9 diverse, un\u2019inesauribile fonte narrativa. La scena in cui il preside presenta alla classe il nuovo alunno arrivato \u201cDalle Calabrie\u201d \u00e8 piena di un significato reale per il momento in cui venne scritta; metaforico se si pensa agli immigrati di oggi. Tra le funzioni della scuola pubblica c\u2019\u00e8 non solo la trasmissione di alcune nozioni ma la costruzione di un\u2019identit\u00e0. Non si tratta di \u2018inculcare\u2019 (com\u2019\u00e8 stato detto per malizia o per ignoranza della lingua) ma di rendere consapevoli, partecipi\u00bb. Di questo grande progetto politico, purtroppo, si legge poco in questa campagna elettorale, al di l\u00e0 dei vaghi richiami alla difesa della scuola pubblica. La scuola, per\u00f2, deve rinunciare alla gestione giustapposta e conflittuale di milioni di interessi privati per ridiventare una questione pubblica: anche perch\u00e9 la cultura non \u00e8 una banale mercanzia (Meirieu, 1997) e gli Uomini non solo insulsi ingranaggi del mondo economico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La scuola \u00e8 tra i temi assai frequentati dalle centinaia di candidati al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio che cercano il loro spazio al sole, sognando una poltrona. 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