{"id":682,"date":"2011-06-28T20:40:00","date_gmt":"2011-06-28T21:40:00","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=682"},"modified":"2018-03-18T18:46:07","modified_gmt":"2018-03-18T17:46:07","slug":"la-magistrale-al-centro-delle-polemiche-perche-solo-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-magistrale-al-centro-delle-polemiche-perche-solo-ora\/","title":{"rendered":"La Magistrale al centro delle polemiche: perch\u00e9 solo ora?"},"content":{"rendered":"<p>Da quando la nostra scuola magistrale \u00e8 stata assorbita dalla SUPSI, diventando il Dipartimento della Formazione e dell\u2019Apprendimento (DFA), uno degli sport pi\u00f9 in voga nel nostro Cantone \u00e8 parlarne e scriverne male. L\u2019istituto sembra fare il pieno di dissensi: chi per una ragione, chi per l\u2019altra, \u00e8 tutto un fiorire di sparate. Gridano tutti: politici di destra e di sinistra, studenti, laureati in cerca di abilitazione. Diversi docenti se ne sono andati o se ne stanno andando. Ben tre insegnanti di scienze dell\u2019educazione &#8211; un settore tutto da spiegare &#8211; son finiti a fare l\u2019ispettore scolastico; altri hanno preso altre vie, qualcuno \u00e8 stato dissuaso dal rimanere sin dall\u2019inizio. Come ha detto il nuovo direttore del DECS Manuele Bertoli a La Regione, \u00abBisogna dire che il DFA ha ereditato una situazione non facilissima con il passaggio dell\u2019ASP alla SUPSI. \u00c8 quindi necessario del tempo per risolvere i problemi. Tuttavia bisogna evitare di far crescere quelli gi\u00e0 esistenti\u00bb: sante parole, verrebbe da dire. Il disagio, in effetti, non \u00e8 proprio nuovo, anche se \u00e8 venuto alla luce solo con la nascita dell\u2019ASP, una decina di anni fa, al momento dell\u2019adesione al famigerato modello di Bologna, col suo carico di norme euro-compatibili e di assiomi pi\u00f9 burocratici e teorici che di sostanza.<br \/>\nNel 1982 il Parlamento aveva varato la nuova \u00abLegge sulle Scuole medie superiori\u00bb, che, tra le altre cose, prevedeva il passaggio dalla vecchia magistrale seminariale, della durata di quattro anni e alla quale si accedeva a sedici anni, alla nuova magistrale post-liceale, con accesso dalla maturit\u00e0 e della durata di due anni. Gi\u00e0 in quell\u2019occasione il dibattito ruot\u00f2 per lo pi\u00f9 attorno ad argomenti di ruoli, di durate, di discipline da inserire nei curricoli, senza porsi domande ben pi\u00f9 importanti: che scuola dell\u2019obbligo vogliamo? E, quindi, come devono essere gli insegnanti che vi insegnano? Questa nuova magistrale debutt\u00f2 concretamente alla fine degli anni \u201980, a ranghi assai ridotti, anche perch\u00e9 il mercato del lavoro non chiedeva nuove schiere di maestri. Neanche dieci anni dopo, riecco una nuova discussione, per traghettare la post-liceale nella nuova ASP: naturalmente continuando a non porsi le giuste domande.<br \/>\nOggi siamo daccapo. Tutti hanno in saccoccia le loro mirabolanti soluzioni, ma nessuno si preoccupa, ormai da pi\u00f9 di trent\u2019anni, di verificare sul campo l\u2019esito delle ipotesi di formazione degli insegnanti. Forse sarebbe ora e tempo di riflettere insieme sui bisogni della scuola, per riuscire a tratteggiare il profilo fondamentale del docente al quale lo Stato delega l\u2019istruzione e l\u2019educazione: un lavoro che, come scrisse Jean Piaget, \u00ab\u00e8 arte altrettanto quanto scienza\u00bb, in un connubio che dev\u2019essere di grande equilibrio e permeato della necessaria adesione etica: che sarebbe poi il consenso senza se e senza ma alle finalit\u00e0 della scuola pubblica, che deve saper portare ognuno al suo massimo grado di sviluppo. Invece si continua a discutere di questioni accademiche, senza accorgersi che, nel frattempo, l\u2019educazione dei nostri bambini e ragazzi \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 fiacca e, nel contempo, tecnocratica. La scuola di tutti i giorni ha a che fare con problemi tangibili, a volte generati dalla scuola stessa, altre da fattori esterni, pi\u00f9 spesso da tutt\u2019e due. I ricercatori dell\u2019istituto magistrale dovrebbero analizzare le difficolt\u00e0 concrete e proporre delle soluzioni praticabili, invece che immaginare problemi le cui soluzioni sono altrettanto ipotetiche. Ci si metta attorno a un tavolo, assieme, con umilt\u00e0: si invitino bravi insegnanti, ispettori navigati, direttori ed esperti di materia che conoscono la scuola; si misurino e si comparino le acquisizioni e le conoscenze degli allievi, si osservino sul campo le buone pratiche, si veda quali sono pi\u00f9 efficaci e perch\u00e9. Ci si confronti al di l\u00e0 dei titoli e dei ruoli. Ma &#8211; per favore! &#8211; prima di inventare nuove diavolerie psico-didattiche, si guardi come funziona la scuola di tutti i giorni: quella che, per ora, continua a selezionare a casaccio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da quando la nostra scuola magistrale \u00e8 stata assorbita dalla SUPSI, diventando il Dipartimento della Formazione e dell\u2019Apprendimento (DFA), uno degli sport pi\u00f9 in voga nel nostro Cantone \u00e8 parlarne e scriverne male. L\u2019istituto sembra fare il pieno di dissensi: chi per una ragione, chi per l\u2019altra, \u00e8 tutto un fiorire di sparate. 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