{"id":684,"date":"2011-08-25T20:40:41","date_gmt":"2011-08-25T21:40:41","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=684"},"modified":"2011-08-25T20:40:41","modified_gmt":"2011-08-25T21:40:41","slug":"festival-del-film-una-formidabile-occasione-per-i-giovani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/festival-del-film-una-formidabile-occasione-per-i-giovani\/","title":{"rendered":"Festival del film: una formidabile occasione per i giovani"},"content":{"rendered":"<p>In un\u2019intervista rilasciata al Giornale del Popolo, il direttore del Festival del Film ha manifestato il suo interesse a coinvolgere i giovani: \u00abMi piacciono i film di genere e penso possano incontrare il pubblico dei pi\u00f9 giovani. Vorrei capire come poter catturare quella fascia di pubblico tra i 18 e i 25 anni. Ci sarebbe bisogno di pi\u00f9 formazione permanente per i ragazzi, che si riversano su Locarno soltanto la sera a bere birra, in modo da farli arrivare a vedere i film. Per questo ritengo essenziale che ci sia il grande cinema che ci fa sognare e emozionare in Piazza\u00bb. Non so fino a che punto l\u2019accenno all\u2019accoppiata giovani-birra sia stata indotta dall\u2019intervistatrice o sia uscita dalla bocca di Olivier P\u00e8re, ma non importa. Il discorso sulla formazione dei giovani non \u00e8 nuovo, n\u00e9 originale. Tutto sommato la stessa considerazione la possono fare direttori di musei, di biblioteche, di rassegne musicali. Ai tempi in cui il Festival si trasfer\u00ec dalle sale autunnali alla Piazza Grande estiva, mi ci ero immerso per una decina d\u2019anni con passione, prima da giovane studente, poi da insegnante magari un po\u2019 velleitario qual ero. Al Festival, appuntamento imperdibile, ho fatto di tutto, dallo spettatore al fotoreporter, dalla maschera al critico cinematografico. Per me, come per altri coetanei, il Festival era come andare all\u2019universit\u00e0, grazie alle sue variegate proposte, ma soprattutto perch\u00e9 il cinema lo seguivo con amici di et\u00e0 diverse, conosciuti all\u2019entrata delle sale o sotto i portici: un bagno intergenerazionale che mi ha insegnato molto e mi ha fatto amare il cinema e la speculazione intellettuale. Scrissi una volta, in quegli anni, che si sarebbe dovuto insegnare il cinema a scuola. Fui malmenato pubblicamente e brutalmente da uno dei pi\u00f9 noti polemisti ultra-conservatori dell\u2019epoca. Nel contempo il compianto Alberto Farassino, critico di Repubblica e acuto saggista, mi aveva fatto notare che se per imparare a suonare la tromba era necessario fare un po\u2019 di pe-re-p\u00e8 tutti i giorni, per conoscere il cinema bisognava frequentarlo con assiduit\u00e0.<br \/>\nQuella era indubitabilmente un\u2019epoca diversa, anche se non riesco a credere che i giovani che seguivano il Festival fossero di pi\u00f9 rispetto a oggi. Potrei dire che i frequentatori sessantenni e settantenni di oggi allora erano giovani: ma rispetto ai numeri dell\u2019attualit\u00e0, quello degli anni \u201970 era un Festival per poche migliaia di estimatori un po\u2019 stravaganti &#8211; ad eccezione delle tradizionali serate coi film italiani in Piazza, che trasformavano l\u2019acciottolato in un raffazzonato tappeto rosso, sul quale sfilavano politici e affini. Resta il problema della formazione dei giovani, cinema o meno. Credo che il cinema, al di l\u00e0 dei suoi peculiari aspetti semantici, possa essere usato a scuola come formidabile strumento didattico per affrontare molte questioni fondamentali. Ma non pu\u00f2 diventare un comodo e illusorio espediente per riempire tutti i vuoti. La perfetta padronanza della propria lingua, condizione imprescindibile per pensare, accanto a una maggior presenza delle discipline umanistiche all\u2019interno della scuola rappresentano senz\u2019altro un valido strumento per innamorarsi del cinema (della musica, della letteratura, della pittura, \u2026) e &#8211; perch\u00e9 no? &#8211; per allontanarsi dalla separazione schematica tra chi va al Festival e chi beve birra. Non credo, in altre parole, che occorrano i film accalappia-giovani per portare i birraioli in Piazza (e poi a che servirebbe?). Ben vengano studenti e apprendisti che desiderano vivere giorno dopo giorno la formidabile occasione del Festival, in un\u2019indigestione di cinema e di discussioni a volte accanite. E, in quest\u2019ottica, ben vengano proposte originali come \u00abCinema e giovent\u00f9\u00bb o \u00abCastellinaria\u00bb, giustamente sostenute dal DECS. Resta per\u00f2 urgente sviluppare la cultura generale dei giovani, pre-requisito irrinunciabile affinch\u00e9 la schiera dei cinefili s\u2019infoltisca e diventi sempre meno di nicchia: non solo per il Festival in s\u00e9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un\u2019intervista rilasciata al Giornale del Popolo, il direttore del Festival del Film ha manifestato il suo interesse a coinvolgere i giovani: \u00abMi piacciono i film di genere e penso possano incontrare il pubblico dei pi\u00f9 giovani. Vorrei capire come poter catturare quella fascia di pubblico tra i 18 e i 25 anni. 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