{"id":688,"date":"2011-09-27T20:41:54","date_gmt":"2011-09-27T21:41:54","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=688"},"modified":"2017-01-15T13:12:18","modified_gmt":"2017-01-15T12:12:18","slug":"la-scuola-non-deve-scimmiottare-la-tv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-non-deve-scimmiottare-la-tv\/","title":{"rendered":"La scuola non deve scimmiottare la TV"},"content":{"rendered":"<p>Quasi quasi si prova nostalgia per la vecchia RAI di Ettore Bernabei, il potente direttore della televisione italiana tra il 1961 e il 1974. Erano tempi in cui anche la nostra TV di Stato perseguiva obiettivi educativi. Certo, non mancavano le trasmissioni che tendevano alla perpetuazione del potere politico. Ma la televisione faceva anche altro: come dimenticare, ad esempio, il popolare maestro Alberto Manzi, che, con \u00abNon \u00e8 mai troppo tardi\u00bb, alfabetizz\u00f2 centinaia di migliaia di italiani, sera dopo sera, dal 1960 al 1968? O come scordare \u00abLa TV dei ragazzi\u00bb, che accanto a film, telefilm e programmi di intrattenimento (avete in mente Topo Gigio, Lassie, Lancillotto?), mandava in onda emissioni dal chiaro intento pedagogico quali i documentari, il cinegiornale per ragazzi o altre emissioni dal contenuto chiaramente istruttivo (\u00abL\u2019amico degli animali\u00bb, per dirne uno)? Poi, occorre pur dirlo, c\u2019erano le derive bacchettone, come la censura a Abbe Lane, la femme fatale moglie del musicista Xavier Cugat, o quella del cantante Luciano Tajoli, che non pot\u00e9 calcare gli studi RAI e il Festival di San Remo a causa del suo \u00abpoco essere telegenico\u00bb (era zoppo a causa della poliomelite). Insomma: una televisione ipocrita e perbenista, che, negli anni del \u201968 e dintorni, fu fatta a pezzettini.<br \/>\nPoi\u00a0 proruppero sugli schermi italofoni Silvio Berlusconi e le emittenti di Mediaset, con rapido adeguamento delle TV di Stato, compresa la nostra RSI. Nel breve scorrere d\u2019uno sbatter di palpebre siamo passati dalla TV pedagogica e un po\u2019 austera al panem et circenses che, \u00e8 proprio il caso di dirlo, \u00e8 sotto gli occhi di tutti. Anche trasmissioni insospettabili, come ad esempio \u00abQuark\u00bb di Piero Angela, si sono adeguate e oggi non approfondiscono pi\u00f9 nulla, preferendo affastellare mille argomenti uno sull\u2019altro, seppur con linguaggio almeno superficialmente erudito. In fin dei conti siamo all\u2019enciclopedismo a coriandoli, che non si capisce a chi possa giovare e cosa possa mai avere di pedagogico e istruttivo: alla faccia del servizio pubblico. Quelle s\u00ec, sono bieche nozioni, spesso pure incomprensibili nel loro senso profondo.<br \/>\nIl problema non esisterebbe se non sapessimo che la gente di ogni et\u00e0 segue regolarmente i programmi TV e ne resta influenzato. Ha scritto Karl R. Popper, il teorico della societ\u00e0 aperta, che chi produce televisione deve rendersi conto, gli piaccia o no, di essere coinvolto nell\u2019educazione di massa, \u00abin un tipo di educazione che \u00e8 terribilmente potente e importante\u00bb. Popper era preoccupato del degrado televisivo, dovuto in gran parte all\u2019esplosione quantitativa dei canali e delle reti. \u00abIl livello \u00e8 sceso perch\u00e9 le stazioni televisive, per mantenere la loro audience, dovevano produrre sempre pi\u00f9 materia scadente e sensazionale. Il punto essenziale\u00bb, proseguiva il filosofo, \u00ab\u00e8 che difficilmente la materia sensazionale \u00e8 anche buona\u00bb. A ci\u00f2 si \u00e8 aggiunto un disinvolto concetto di democrazia, secondo cui bisogna dare al pubblico ci\u00f2 che si aspetta, dimenticando una condizione inderogabile della democrazia e dello stato di diritto, che risiede proprio nell\u2019istruzione e nella cultura. \u00c8 un po\u2019 il gatto che si morde la coda, dal momento che il decadimento della cultura e quello della televisione procedono di pari passo, su binari paralleli, alimentandosi a vicenda con una certa smania. Ma perch\u00e9 la scuola non cerca di tirarsi fuori da questa lotta al massacro culturale, da questa continua istigazione delle pulsioni al consumo immediato? Perch\u00e9 si continua a inserire nei programmi scolastici \u201cdi tutto e di pi\u00f9\u201d? Ha scritto il pedagogista Philippe Meirieu (Le Monde del 2 settembre scorso): \u00abAl punto in cui siamo, \u00e8 essenziale progettare una scuola che sia deliberatamente un luogo di decelerazione, uno spazio ove costruire il pensiero e sperimentare il lavoro collettivo e solidale\u00bb. Resta la responsabilit\u00e0 dei produttori televisivi e di chi sarebbe tenuto a controllarli: che, tuttavia, sono pi\u00f9 o meno i medesimi che controllano la nostra scuola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quasi quasi si prova nostalgia per la vecchia RAI di Ettore Bernabei, il potente direttore della televisione italiana tra il 1961 e il 1974. Erano tempi in cui anche la nostra TV di Stato perseguiva obiettivi educativi. Certo, non mancavano le trasmissioni che tendevano alla perpetuazione del potere politico. 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