{"id":696,"date":"2011-12-21T20:44:45","date_gmt":"2011-12-21T21:44:45","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=696"},"modified":"2018-03-18T18:30:55","modified_gmt":"2018-03-18T17:30:55","slug":"la-formazione-dei-docenti-tra-politica-e-missione-della-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-formazione-dei-docenti-tra-politica-e-missione-della-scuola\/","title":{"rendered":"La formazione dei docenti tra politica e missione della scuola"},"content":{"rendered":"<p>La dottoressa Nicole Rege Colet, direttrice defenestrata consensualmente dal DFA della SUPSI, ha rilasciato una lunga intervista al <a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/GdP-26-11-2011-Rege-Colet.pdf\">Giornale del Popolo (29.11.11)<\/a> in cui spiega i retroscena, dal suo punto di vista, della separazione dall\u2019ex scuola magistrale. Lo slogan di base, che d\u00e0 il titolo all\u2019intervista, recita: \u00abMentre preparavo il futuro volevano restare al passato\u00bb. C\u2019\u00e8 da sperare che la voglia di futuro fosse il mandato assegnatole dalla SUPSI e non un suo pallino personale. Racconta visioni di un certo interesse, l\u2019ex direttrice, e per certi versi raggiunge Gianni Ghisla, che aveva pubblicato un\u2019articolessa piuttosto intrigante sulla Regione del 18 novembre. Che l\u2019accanimento &#8211; evidente &#8211; contro di lei affondasse le radici nel suo essere donna \u00e8 una panzana bella e buona; che molti l\u2019avversassero, dal PS alla Lega saltando tanti di quelli in mezzo, perch\u00e9 veniva da fuori, \u00e8 probabilmente una realt\u00e0, bench\u00e9 per ragioni diverse da uno schieramento all\u2019altro. Rege Colet, tuttavia, piazza anche un paio di argomenti che non possono essere ingoiati come il solito rospo del detto comune. Afferma ad esempio: \u00ab\u2026 resto convinta che in Ticino si debba fare un salto tremendo in fatto di formazione dei docenti\u00bb. E aggiunge, poco pi\u00f9 in l\u00e0: \u00abIo vengo da Ginevra, da un mondo accademico di lunga data\u00bb. Che Ginevra sia un\u2019universit\u00e0 con una storia durevole non lo si pu\u00f2 mettere in dubbio. Che la facolt\u00e0 di psicologia e scienze dell\u2019educazione abbia un blasone ragguardevole \u00e8 altrettanto evidente. Ma i tempi stanno cambiando e i docenti ginevrini, certo non unici in Svizzera, non hanno proprio nessun motivo per metterla gi\u00f9 dura: nei diversi rapporti PISA, Ginevra sgambetta assieme al Ticino sugli ultimi vagoni delle graduatorie nazionali. Questo per dire che anche la gloriosa scuola ginevrina, quella di \u00c9douard Clapar\u00e8de, Adolphe Ferri\u00e8re e Jean Piaget, sta conoscendo le sue decadenze, forse a causa del tragico modello di Bologna, che ha omologato tutte le scuole terziarie d\u2019Europa, o forse per altre ragioni pi\u00f9 imperscrutabili.<br \/>\nScrive ancora l\u2019ex direttrice: \u00abCerto \u00e8 che dopo il 10 aprile il vento \u00e8 cambiato, anche se io inizialmente non ci ho badato molto perch\u00e9, ripeto, in Svizzera romanda fra Dipartimento dell\u2019educazione e istituzioni universitarie non c\u2019\u00e8 un legame cos\u00ec stretto\u00bb. E come no? Per tornare a Ginevra, a met\u00e0 degli anni \u201990 era stata varata un\u2019originale riforma della scuola primaria per la realizzazione di grandi ideali della pedagogia moderna. A parte il fatto che quella riforma \u00e8 stata spazzata via con un colpo di spugna in tempi assai lesti, \u00e8 risaputo che sul piano politico essa era decollata grazie a un rapporto privilegiato tra l\u2019allora direttrice del dipartimento dell\u2019educazione, la liberale Martine Brunschwig Graf, e alcuni baroni della facolt\u00e0, in un miscuglio di ideali e potere: altro che indipendenza dall\u2019apparato politico! Nel caso del Ticino, inoltre, non si pu\u00f2 dimenticare che la SUPSI non \u00e8 un\u2019universit\u00e0, ma una Scuola Universitaria Professionale, dove l\u2019aggettivo rimanda alla formazione degli insegnanti. E dove insegner\u00e0 mai la maggior parte dei diplomati, se non nella Scuola della Repubblica, che attraverso la politica ne regge le sorti e ne traccia le direttive? Proprio per questa ragione il rapporto tra la politica e l\u2019istituto di formazione dei suoi insegnanti dev\u2019essere corretto e basato sul dialogo. Sarebbe una catastrofe se l\u2019ex Magistrale, come ha fatto spesso in passato, sfruttando abilmente un certo disinteresse del DECS, si mettesse a fare e disfare le linee guida della nostra scuola. La terziarizzazione, parola magica e misteriosa gi\u00e0 in voga quando si diede (breve) vita all\u2019ASP, potr\u00e0 anche essere un obiettivo sublime, ma ancor tutto da chiarire. Il \u00absalto tremendo\u00bb non risiede, in s\u00e9, nel fatto di ottenere il bachelor o il master, al posto delle vecchie patenti e abilitazioni. Invece \u00e8 fondamentale che i diplomati della SUPSI diano vita a una scuola di qualit\u00e0. In altre parole: che sappiano insegnare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La dottoressa Nicole Rege Colet, direttrice defenestrata consensualmente dal DFA della SUPSI, ha rilasciato una lunga intervista al Giornale del Popolo (29.11.11) in cui spiega i retroscena, dal suo punto di vista, della separazione dall\u2019ex scuola magistrale. 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