{"id":698,"date":"2011-12-27T20:45:28","date_gmt":"2011-12-27T21:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=698"},"modified":"2018-03-18T18:44:57","modified_gmt":"2018-03-18T17:44:57","slug":"lautorevolezza-e-una-virtu-da-guadagnarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/lautorevolezza-e-una-virtu-da-guadagnarsi\/","title":{"rendered":"L\u2019autorevolezza \u00e8 una virt\u00f9 da guadagnarsi"},"content":{"rendered":"<p>In principio fu il dottor Spock. Il pediatra statunitense divenne famoso in Europa verso la fine degli anni \u201960 come il teorico del permissivismo nell\u2019educazione dei bambini sin dalla nascita. Il sessantotto contribu\u00ec in modo importante alla diffusione delle sue teorie in materia di educazione, se solo si pensa al ruolo che ebbe la scuola in quegli anni che chiedevano a gran voce ampie riforme; ed \u00e8 certo che la voglia di \u00abimmaginazione al potere\u00bb ha accelerato la diffusione delle sue idee libertarie in tema educativo. Ho frequentato la Magistrale a quell\u2019epoca e non posso sicuramente scordare quali fossero i chiodi fissi della formazione professionale, con accostamenti spesso sufficientemente confusi. In ogni modo \u00e8 in quegli anni che nasce la disputa, invero un po\u2019 strumentale e ambigua, tra autorit\u00e0 e autorevolezza, tra autoritarismo e permissivismo. La natura del dibattito mi \u00e8 tornata in mente leggendo un articolo del prof. Filippo Ciceri, insegnante di scuola media, apparso sul Corriere del 10 dicembre. Argomentando attorno alla contrapposizione tra autorevolezza e autoritarismo dell\u2019insegnante, che secondo l\u2019autore \u00e8 poco pi\u00f9 di uno slogan, una forzatura o una fregatura, Ciceri scrive che \u00abOgni insegnante, in quanto tale, non solo merita ma necessita che gli sia riconosciuta, di base, la giusta autorit\u00e0\u00bb. Il problema di oggi &#8211; e in ci\u00f2 come non dare ragione al prof. Ciceri? &#8211; \u00e8 che su tali concetti si fonda, spesso in maniera del tutto confusa, la formazione pedagogica dei futuri insegnanti.<br \/>\nL\u2019autorevolezza del docente, in effetti, poggia le basi su due elementi distinti ma altrettanto fondamentali. Il primo \u00e8 rappresentato dalla padronanza delle conoscenze e delle competenze che si insegnano. Per banale che sia, non si pu\u00f2, poniamo, insegnare la storia senza conoscerla a menadito. Il secondo elemento, non meno importante del primo, \u00e8 dato dalla professionalit\u00e0 specifica dell\u2019insegnante, che non pu\u00f2 limitarsi a essere \u00abuno che sa le cose\u00bb. Insegnare \u00e8 sempre stato un mestiere difficile, costantemente in bilico, come diceva Piaget, tra arte e scienza. Sicuramente \u00e8 necessaria una certa dose di predisposizione (una volta la si chiamava vocazione), che da sola, tuttavia, non basta. Il riconoscimento sociale e politico della \u00abgiusta autorit\u00e0\u00bb dell\u2019insegnante non si ottiene per grazia divina o per decreto legislativo. \u00c8 per\u00f2 ora e tempo che il nostro Stato si liberi di una legge della scuola incartapecorita (di cui ho scritto il 10 ottobre dell\u2019anno scorso) e che si doti di una Magna Charta al passo coi tempi, rispettosa delle necessit\u00e0 odierne e che chiarisca diritti e doveri di ogni componente della scuola. Ma \u00e8 altrettanto urgente che l\u2019istituto che abilita gli insegnanti contribuisca concretamente a formare docenti con una professionalit\u00e0 ai limiti dell\u2019eccellenza, basata &#8211; nell\u2019ordine &#8211; su aspetti istituzionali, etici, deontologici, pedagogici e didattici. Pi\u00f9 in l\u00e0 sar\u00e0 pure necessario che lo Stato si doti degli strumenti adeguati per verificare che l\u2019eccellenza dei suoi docenti si rifletta sul paese. Essere insegnante, soprattutto nella scuola dell\u2019obbligo, significa in primo luogo conoscere e condividere il progetto politico dello Stato, che, mica per caso, obbliga tutti i bambini e i ragazzi a frequentare la scuola tra i 4 e i 15 anni di et\u00e0. Come ha scritto oltre vent\u2019anni fa il sociologo Philippe Perrenoud, c\u2019\u00e8 una chiara differenza tra un organismo di selezione e una scuola: \u00abA scuola, prima di valutare, certificare, selezionare, si suppone che si debba insegnare\u00bb. Purtroppo sappiamo che il docente fragile, che non sa insegnare, diventa facilmente autoritario e usa le note e i test come armi improprie. La vera rivendicazione, invece, \u00e8 quella di poter annoverare un numero vieppi\u00f9 consistente di insegnanti autorevoli, affinch\u00e9 sia ristabilita la \u00abgiusta autorit\u00e0\u00bb della Scuola, e che lo Stato esiga e garantisca la loro formazione continua e il pieno rispetto delle regole. Senn\u00f2 si genera solo un autoritarismo torvo, di cui nessuno sa che farsene, soprattutto in un mondo in cui il killeraggio \u00e8 sempre pi\u00f9 di moda.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In principio fu il dottor Spock. Il pediatra statunitense divenne famoso in Europa verso la fine degli anni \u201960 come il teorico del permissivismo nell\u2019educazione dei bambini sin dalla nascita. 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