{"id":704,"date":"2012-02-11T20:47:40","date_gmt":"2012-02-11T21:47:40","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=704"},"modified":"2018-03-18T18:44:22","modified_gmt":"2018-03-18T17:44:22","slug":"la-scuola-e-quella-smisurata-voglia-di-misurare-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-e-quella-smisurata-voglia-di-misurare-tutto\/","title":{"rendered":"La scuola e quella smisurata voglia di misurare tutto"},"content":{"rendered":"<p>Viviamo un\u2019epoca che chiama a gran voce le misure. Tutto dev\u2019essere misurato, soppesato, monetizzato. Tutto dev\u2019essere utile. Sar\u00e0 per questo che talune discipline che una volta qualificavano la scuola, come la poesia, la storia o la filosofia, oggi non sono pi\u00f9 cos\u00ec di moda: si possono valutare solo in parte, perch\u00e9 \u00e8 difficile quantificare le conoscenze degli allievi e degli studenti a questo livello. Oltre a ci\u00f2 sono materie poco spendibili e che non riempiono il borsello, a meno che uno, da grande, non abbia in testa di fare il poeta, il filosofo o il professore di storia. Ma \u00e8 di per s\u00e9 frustrante, o per lo meno sospetto, che un ragazzino o un adolescente scelga di fare un lavoro cos\u00ec inutile. A scuola, si sa, per misurare si usano le note. Nella scuola dell\u2019obbligo esse vanno dal 3 al 6 e il 4 rappresenta la sufficienza. Quand\u2019ero un ragazzino, dei libretti pieni di 4 si diceva ch\u2019erano costellati di sedie, forma elegante per dire che valevano poco. Ma quella era una scuola che si limitava a mettere in fila gli allievi dal pi\u00f9 al meno bravo. C\u2019erano i maestri larghi di manica e quelli pi\u00f9 tirchi. Capitava che se prendevi un 5 in qualche disciplina poco amata, a casa ti chiedevano le note dei tuoi compagni: il tuo 5 valeva 5 solo se i tuoi compagni avevano preso 3\u00bd o 4, neanche il tuo 5 fosse La Gioconda.<br \/>\nNegli anni \u201970 si cominci\u00f2 a riflettere su questi meccanismi iniqui. La scuola media, ad esempio, debutt\u00f2 senza la nota di condotta e senza i mezzi punti, che furono per\u00f2 reintrodotti gi\u00e0 nei primi anni \u201980. Dal canto suo la scuola elementare mantenne le note a fine anno e introdusse il \u00abLibretto delle comunicazioni ai genitori\u00bb, che compariva in dicembre e verso aprile. Questo documento, voluto in prima istanza proprio dagli insegnanti, intendeva mettere in primo piano cosa l\u2019allievo aveva imparato e quali erano stati i suoi progressi. Consci dell\u2019importanza della collaborazione dei genitori, la scelta era stata quella di instaurare un dialogo formale tra i due principali poli educanti: scuola e famiglia, appunto. Quel libretto ha resistito per oltre un trentennio, anche se, nel parlare comune, fu ribattezzato abbastanza in fretta \u00abLibretto dei giudizi\u00bb: insomma, sembra che la scuola non riesca ad assolvere il suo mandato, che \u00e8 quello di istruire e di collaborare a educare, se non pu\u00f2 sputar sentenze ed emettere giudizi a volte impietosi, altre servili.<br \/>\nIl mese scorso tutti i genitori degli allievi di scuola elementare sono stati invitati dall\u2019insegnante a un colloquio obbligatorio, durante il quale \u00e8 pure stato consegnato il nuovo \u00abLibretto delle comunicazioni ai genitori\u00bb, generalizzato quest\u2019anno dopo tre o quattro anni di atti preparatori, fasi sperimentali, corsi di formazione. Un passo avanti? C\u2019\u00e8 da dubitarne. Oltre alla denominazione, \u00e8 rimasta una stringata descrizione del livello raggiunto in ogni disciplina. Di nuovo c\u2019\u00e8 l\u2019incontro coatto con le famiglie a met\u00e0 anno, nonch\u00e9 una valutazione, gi\u00e0 a partire dalla 2\u00aa elementare, che al posto delle note usa i soliti aggettivi raffermi: buono, discreto, sufficiente\u2026 In fin dei conti un passo indietro, anche se l\u2019idea era quella di farne un paio in avanti, magari con l\u2019intenzione di riuscire a instaurare una comunicazione trasparente, di cui il genitore potesse farne qualcosa, oltre che prenderne atto. Per\u00f2 \u00e8 quel che il collegio degli ispettori e un gran numero di direttori hanno voluto a tutti i costi. Gian Piero Bianchi, ispettore oggi in pensione, si era opposto a questa riformetta; ha detto di recente a laRegione: \u00abCome si pu\u00f2 dare una nota all\u2019amore per la lettura?\u00bb. Domanda tutt\u2019altro che retorica, anche perch\u00e9 si sono reintrodotte a met\u00e0 anno le tanto criticate note, cha sono la fiera della soggettivit\u00e0, ma non si \u00e8 ancora avuta l\u2019ingegnosit\u00e0 di definire cosa sa un allievo che intasca un \u00abMolto buono\u00bb in italiano, rispetto a quello reputato solo \u00abBuono\u00bb. In attesa che qualcuno dica cosa \u00e8 obbligatorio sapere, la valutazione resta insufficiente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viviamo un\u2019epoca che chiama a gran voce le misure. Tutto dev\u2019essere misurato, soppesato, monetizzato. Tutto dev\u2019essere utile. 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