{"id":706,"date":"2012-02-22T20:48:34","date_gmt":"2012-02-22T21:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=706"},"modified":"2018-03-18T18:43:35","modified_gmt":"2018-03-18T17:43:35","slug":"come-sostituire-i-maestri-col-computer-e-spendere-meno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/come-sostituire-i-maestri-col-computer-e-spendere-meno\/","title":{"rendered":"Come sostituire i maestri col computer e spendere meno"},"content":{"rendered":"<p>Un caro amico, che vive da qualche anno negli USA, dopo aver letto la puntata del 1\u00b0 febbraio di questa rubrica (Il tablet a scuola al posto dei libri?) mi ha segnalato un ampio servizio del New York Times dedicato proprio al tema dell\u2019uso massiccio dell\u2019informatica per insegnare nella scuola dell\u2019obbligo. E ti pareva che il canto delle sirene non giungesse dalla patria dello zio Sam. Il prestigioso quotidiano della Grande Mela riferisce l\u2019\u00abesempio fulgido\u00bb dell\u2019esperienza del distretto scolastico di Mooresville, nella Carolina del Nord (Mooresville\u2019s Shining Example &#8211; It\u2019s Not Just About the Laptops, nell\u2019edizione del 12 febbraio). Tre anni fa quel distretto, 4\u2019400 studenti, ha avviato un programma differenziato di insegnamento per gli allievi dal 4\u00b0 al 12\u00b0 grado, in pratica quasi tutta la scuola dell\u2019obbligo. Nel 2011 la percentuale di promossi ha raggiunto il 91%, con un incremento in tre anni di quasi 11 punti. Insomma, una specie di miracolo che \u00e8 stato possibile grazie ad alcune misure accompagnatorie, a cominciare da programmi informatici mirati per le diverse discipline di studio, che gli studenti seguono secondo le loro attitudini e i loro ritmi: il sogno di tutti gli insegnanti che sono tali. Non poteva mancare, nella patria del libero mercato e della concorrenza, una rilevante riduzione del corpo insegnante, con le \u00abclassi\u00bb passate dai 18 allievi dell\u2019era tradizionale ai 30 dell\u2019uovo di Colombo tecnologico, con il comprensibile taglio di 65 posti di lavoro, tra i quali 37 insegnanti. E poi vuoi mettere? \u00abChi ha ancora bisogno del mappamondo nell\u2019era di Google Earth?\u00bb Ecco l\u00ec un altro segno di oculatezza. Sta di fatto che, dopo la cura da cavallo, la scuola di Mooresville \u00e8 diventata una tra le pi\u00f9 a buon mercato di tutti i distretti e, nel contempo, al secondo posto per numero di promossi. Anche da noi c\u2019\u00e8 chi sta facendo le sue pensate, come ha riferito La Regione del 17 febbraio, annunciando l\u2019istituzione di un gruppo di lavoro sulle nuove tecnologie nell\u2019insegnamento. \u00abSe usati bene\u00bb, scrive l\u2019articolista, \u00abi nuovi strumenti potrebbero permettere di personalizzare gli obiettivi d\u2019apprendimento. Gli studenti pi\u00f9 deboli, o quelli pi\u00f9 forti, potrebbero cos\u00ec adattare lo studio al loro ritmo\u00bb. Invece negli USA, paese pragmatico quant\u2019altri mai, la trovata \u00e8 gi\u00e0 divenuta concretezza, coi risultati riportati dal NYT.<br \/>\nPer quanto mi riguarda, prediligo una scuola che persegua la formazione di teste ben fatte, per usare la felice espressione di Edgar Morin, piuttosto che quella, sempre pi\u00f9 alla moda, che antepone le teste ben piene. In altre parole, preferisco di gran lunga la scuola con gli insegnanti in carne e ossa, pancia cuore e cervello, che quando va bene riescono pure a mettere la giusta passione in quel che insegnano e sanno fare educazione civica e cultura, confrontati con un gruppo di persone e non solo con gli sterili contenuti dei programmi scolastici. Credo che le moderne tecnologie possano configurarsi come strumenti didattici estremamente potenti ed efficaci, a condizione che siano subordinate alla pedagogia e non diventino esse stesse \u00abLa\u00bb pedagogia. Certo che se questa stravaganza pedagogica dovesse riuscire ad attecchire anche da noi &#8211; e, coi tempi che corrono, non vi sarebbe nulla di cui stupirsi &#8211; lo Stato risparmierebbe un bel po\u2019 di soldoni e risolverebbe pure il problema della penuria di insegnanti di certe discipline, come la matematica, che ogni tanto viene insegnata da persone che conoscono la materia, ma che non hanno la minima idea di cosa significhi far scuola ed educare i futuri cittadini. Detto questo \u00e8 pur necessario che tutti insieme ci diamo da fare per migliorare in fretta la qualit\u00e0 della nostra scuola, senza tanti se e ma. Sarebbe una sciagura culturale e civile se fossimo sostituiti dalle macchine e dalla cultura made in USA, ma continuare a tirar fuori i soliti alibi, alla ricerca snervante di presunti elementi strutturali inadeguati, non fa altro che gonfiare le mire dei liberisti e dei tecnocrati a oltranza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un caro amico, che vive da qualche anno negli USA, dopo aver letto la puntata del 1\u00b0 febbraio di questa rubrica (Il tablet a scuola al posto dei libri?) mi ha segnalato un ampio servizio del New York Times dedicato proprio al tema dell\u2019uso massiccio dell\u2019informatica per insegnare nella scuola dell\u2019obbligo. 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