{"id":710,"date":"2012-03-23T20:49:38","date_gmt":"2012-03-23T21:49:38","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=710"},"modified":"2018-03-18T18:43:01","modified_gmt":"2018-03-18T17:43:01","slug":"a-che-ci-serve-una-scuola-magistrale-griffata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/a-che-ci-serve-una-scuola-magistrale-griffata\/","title":{"rendered":"A che ci serve una scuola magistrale griffata?"},"content":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 verso di venirne fuori. Puntuale come un orologio svizzero, ecco che si riparla del DFA, vale a dire il Dipartimento Formazione e Apprendimento della SUPSI, che neanche quindici anni fa si chiamava ancora Scuola magistrale &#8211; e tale rimane, al di l\u00e0 dei restyling semantici. L\u2019ultima volta \u00e8 successo in Gran Consiglio a met\u00e0 marzo, quando si trattava di discutere il resoconto sul suo mandato di prestazione. Naturalmente da pi\u00f9 d\u2019uno schieramento politico sono giunte, fuori tempo massimo, nuove recriminazioni sulla decisione di consegnare la Magistrale alla SUPSI, con un mandato in bianco. Ma c\u2019era poco da colorare, tre anni fa. Nel frattempo la SUPSI ha fatto quel che ha potuto, anche grazie alla nomina della direttrice sbagliata, che dopo poco pi\u00f9 di un anno \u00e8 stata gentilmente congedata. Tuttavia \u00e8 inutile continuare a girare in tondo attorno alla direttrice e alla fretta che contraddistinse il passaggio di questa scuola da mamma DECS a una pi\u00f9 disinteressata nutrice, tanto che Manuele Bertoli, direttore del DECS, a un certo punto del dibattito \u00e8 sbottato: \u00abSarebbe improvvido ricominciare la discussione sulla scelta fatta nel 2009 di trasferire l\u2019Alta scuola pedagogica sotto la SUPSI. Sostanzialmente, non credo che la collocazione dell\u2019istituto sia il problema centrale. L\u2019idea di fondo \u00e8 corretta, perch\u00e9 la SUPSI \u00e8 un istituto che prepara alla professione. Concentriamo quindi le energie sulla soluzione dei problemi\u00bb: sante e appropriate parole, che, c\u2019\u00e8 da sperarlo, metteranno la parola FINE a questo continuo girare attorno ai problemi veri, che sono molti e importanti. E vengono da lontano.<br \/>\nLa vecchia Magistrale seminariale, che diplomava i suoi maestri a vent\u2019anni, poteva essere un po\u2019 in difficolt\u00e0 verso la seconda met\u00e0 degli anni \u201970, dopo aver rifornito le scuole comunali di centinaia e centinaia di insegnanti. Anche grazie alla diffusione dei licei, il Parlamento decise di abbandonare quel modello e di passare a una scuola post-liceale, della durata di due anni: era il debutto della terziarizzazione. Nondimeno la Magistrale che nacque negli anni \u201980, fors\u2019anche a causa della grave disoccupazione che aveva colpito le scuole comunali, non ha saputo costruire un modello formativo collaudato e, soprattutto, efficace. Col suo travaso acritico nell\u2019Alta Scuola Pedagogica, avvenuto giusto dieci anni fa, la frittata avrebbe raggiunto il culmine, grazie ai suoi orpelli caduti sull\u2019istituto locarnese chiss\u00e0 da dove: dapprima il cosiddetto \u00abModello di Bologna\u00bb, coi suoi diplomi anglofoni e i suoi organigrammi modulari; eppoi, praticamente in contemporanea, i dogmi della famigerata CDPE, ovverosia la Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione. Nell\u2019ultimo decennio i diktat della CDPE hanno rappresentato l\u2019alibi di tanti mali della Magistrale. La Conferenza, infatti, \u00e8 responsabile del riconoscimento dei diplomi a livello nazionale; se si vuole che la patente di maestro di scuola elementare &#8211; pardon, il Bachelor of Arts SUPSI in Insegnamento nella scuola elementare &#8211; possa essere impiegata, per dire, anche nell\u2019Appenzello interno o nella Vall\u00e9e de Joux, occorre sottostare alle sue regole. Forse, per\u00f2, \u00e8 giunto il momento di rinunciare al marchio CDPE senza troppi rancori, mettendolo nello stesso cassetto in cui \u00e8 stata riposta la prima direttrice del DFA. Il divorzio potrebbe agevolare la nuova direzione della Magistrale, la cui nomina potrebbe essere imminente. C\u2019\u00e8 da ricostruire praticamente ex novo una scuola che si \u00e8 persa nelle nebbie delle tecnocrazie didattiche imperanti e che, alle condizioni di oggi, non sarebbe in grado di fornire al nostro Cantone &#8211; figuriamoci agli altri &#8211; un numero sufficiente di insegnanti che dovr\u00e0 sostituire sul breve termine l\u2019esercito dei baby boomer, che si apprestano ad andare in pensione. Al posto di una scuola griffata, ci serve una scuola che sappia formare docenti preparati ed eticamente perfetti, in grado di educare, insegnare e (ritornare a) far cultura.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 verso di venirne fuori. Puntuale come un orologio svizzero, ecco che si riparla del DFA, vale a dire il Dipartimento Formazione e Apprendimento della SUPSI, che neanche quindici anni fa si chiamava ancora Scuola magistrale &#8211; e tale rimane, al di l\u00e0 dei restyling semantici. 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