{"id":716,"date":"2012-04-24T20:52:40","date_gmt":"2012-04-24T21:52:40","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=716"},"modified":"2012-04-24T20:52:40","modified_gmt":"2012-04-24T21:52:40","slug":"leducazione-e-un-atto-damore-altro-che-bastoni-e-carote","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/leducazione-e-un-atto-damore-altro-che-bastoni-e-carote\/","title":{"rendered":"L\u2019educazione \u00e8 un atto d\u2019amore, altro che bastoni e carote!"},"content":{"rendered":"<p>\u00abMeglio il bastone o la carota nell\u2019educazione dei giovani?\u00bb \u00c8 la domanda, invero un po\u2019 accademica, che finge di porsi l\u2019editore Armando Dad\u00f2 sul numero di aprile del suo mensile illustrato del Locarnese e valli (articolo peraltro ripreso dal GdP del 14 aprile). Fa finta di chiederselo, appunto. Perch\u00e9 Dad\u00f2 la risposta l\u2019ha bell\u2019e pronta: meglio il bastone, in opposizione al lassismo che ha imperato e conquistato il mondo dell\u2019educazione nell\u2019ultimo quarantennio. Dico subito che convengo appieno sui danni di un certo permissivismo che ha preso piede nel mondo occidentale a partire dagli anni \u201960, con il noto Dr. Spock a far da icona di riferimento. Aggiungo per\u00f2 che la pedagogia del bastone, evocata da Dad\u00f2, non ha consumato danni minori &#8211; e continua a farne. In altre parole, mi d\u00e0 fastidio questo falso dibattito, cos\u00ec di moda e cos\u00ec in bianco e nero. Aut aut, come se non esistessero, nella teoria e nella pratica, strade migliori, ancorch\u00e9 certamente pi\u00f9 difficili da percorrere. Tutta la storia della pedagogia e dell\u2019educazione, che pi\u00f9 nessuno studia, \u00e8 l\u00ec a ripetere che vi sono vie migliori per educare. Pestalozzi, a Stans con gli orfani, non usava n\u00e9 bastone n\u00e9 carota. Cercava di educarli, nel senso pi\u00f9 profondo del termine. Don Milani, coi suoi contadini di Barbiana, aveva impostato una scuola del riscatto, dove imparare, con l\u2019impegno e il rigore necessari, era pi\u00f9 importante che ottenere belle note. La storia della pedagogia \u00e8 piena di esempi analoghi, da Don Bosco a Freinet a Korczak. Dad\u00f2 se la prende con Maria Montessori. Scrive: \u00abI progressisti innamorati della scuola Montessori sono inorriditi di fronte al revival di metodi che ritengono oppressivi e destinati ad allevare figli infelici\u00bb. Cosa significhi questa frase cos\u00ec sibillina non si sa. O Dad\u00f2 non conosce il lavoro di questa donna straordinaria, oppure si diverte a spargere fumo e menar fendenti sotto la cintura.<br \/>\n\u00c8 vero che il permissivismo imperante ha creato un fracco di problemi. Ma non ha fatto tutto da solo: ci si son messi l\u2019economia, un mondo sempre pi\u00f9 formalizzato e politicamente (s)corretto, una gran confusione indotta dai mass media, sempre pronti a cavalcare la prima moda &#8211; citando lo \u00abspecialista\u00bb di turno, spesso contattato al volo telefonicamente, mentre si sta scrivendo il pezzo e si ha fretta di chiudere e passare ad altro. E poi, diciamola tutta: in alcune famiglie si potranno scegliere il bastone o la carota secondo i propri comodi, tanto, poi, il borsello e le conoscenze di pap\u00e0 sistemeranno tutto. Ci sono figli cresciuti ed educati secondo le convenienze del momento. Sono stati allievi e studenti mediocri. Poi, miracolo!, si sono sistemati benissimo nel loro ruolo di adulti. L\u2019informazione sempre pi\u00f9 puntuale ci sta mostrando una lunga catena di figli d\u2019arte nella politica, nello sport, nello spettacolo. A parte il Trota bossiano, tanto per fare un esempio attuale, \u00e8 recente la notizia che i figli dei Beatles vorrebbero mettersi insieme per dar vita a una nuova band: il successo \u00e8 pressoch\u00e9 garantito. Naturalmente \u00e8 tutto talento e lavoro duro. Gli illustri pap\u00e0 non c\u2019entrano nulla, figurarsi. Altrettanto naturalmente, la mia allusione non si riferisce al Ticino, paese in cui il fenomeno, anche grazie ad abitudini politiche e culturali virtuose, non esiste. Di converso ci sono famiglie un po\u2019 meno aristocratiche in cui il bastone o la carota rischieranno di produrre effetti analogamente perversi. Nel primo caso, il bastone perpetuer\u00e0 l\u2019uso della violenza senza sbocchi: padri e figli continueranno a menarsele di generazione e generazione, senza mai vedere l\u2019uscita del tunnel, nella certezza che ci\u00f2 possa servire al loro riscatto sociale ed economico. Nell\u2019altro caso, altrettanto spiacevole, la carota dar\u00e0 vita a una stirpe di viziati, quelli del tutto e subito obbligatorio. Cio\u00e8 a dire: per educare occorrono sogni e, nel contempo, idee chiare. L\u2019educazione \u00e8 un atto d\u2019amore dei genitori verso i figli e di rispetto della societ\u00e0 per i suoi cittadini: non una questione di dare e avere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abMeglio il bastone o la carota nell\u2019educazione dei giovani?\u00bb \u00c8 la domanda, invero un po\u2019 accademica, che finge di porsi l\u2019editore Armando Dad\u00f2 sul numero di aprile del suo mensile illustrato del Locarnese e valli (articolo peraltro ripreso dal GdP del 14 aprile). Fa finta di chiederselo, appunto. 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