{"id":721,"date":"2012-05-22T20:54:06","date_gmt":"2012-05-22T21:54:06","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=721"},"modified":"2015-11-16T16:12:34","modified_gmt":"2015-11-16T15:12:34","slug":"la-scuola-dello-stato-e-la-scuola-supermarket","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-scuola-dello-stato-e-la-scuola-supermarket\/","title":{"rendered":"La scuola dello Stato e la scuola supermarket"},"content":{"rendered":"<p>Secondo l\u2019editore locarnese Armando Dad\u00f2, che ha risposto a un mio articolo di fine aprile dove lo tiravo in ballo, \u00ab\u00e8 pericoloso metter becco nella scuola\u00bb. Ha scritto che avrei contestato \u00abin qualche modo l\u2019intrusione nel mondo scolastico da parte di un uomo della strada che conosce quel che conosce\u00bb. Tale reazione mi ha fatto riflettere. Il mio scritto, lo ammetto, era diretto, senza troppi giri di parole. Mi aspettavo una risposta senza tanti complimenti; invece ha usato grande cortesia. Dad\u00f2, anche se si schermisce, \u00e8 quel che si dice un opinion leader, almeno per il nostro Cantone. \u00c8 purtroppo vero, come scrive, che tra le dichiarazioni della scuola, spesso tronfie e sempre rassicuranti, e la realt\u00e0 ci sono differenze abissali. Io, nondimeno, non sono La Scuola. Credo che non vi siano altri importanti settori della societ\u00e0, come la scuola, sui quali tutti si sentano legittimati a dire e, soprattutto, a scrivere tutto quel che viene loro in mente. Le rubriche dei lettori pullulano di ricette semplici e prodigiose. Sembra di scimmiottare il \u00abBar Sport\u00bb, i cui avventori son tutti dei Mourinho. In tempi recenti, ma con una certa costanza, si leggono a ogni pi\u00e8 sospinto anche le ricette di qualche \u00abaddetto ai lavori\u00bb, magari formato da quel DFA tanto criticato: salvo poi che il pezzo di carta ottenuto a Locarno legittima a sputar sentenze.<br \/>\nSe vogliamo che la scuola resti un\u2019Istituzione, occorre che lo Stato si assuma fino in fondo le sue responsabilit\u00e0 e rinunci a gestire la pletora di richieste formative che proviene dai politecnici e dalle universit\u00e0, dai pi\u00f9 disparati settori dell\u2019economia e della finanza, dalle diverse lobby che esercitano il loro potere in modo tanto o poco occulto: la famigerata scuola supermarket. Non \u00e8 pi\u00f9 possibile, in altre parole, tentare di rispondere a mille interessi giustapposti senza ritrovarsi con un sistema formativo inefficace e, nel contempo, inutilmente selettivo. Ad esempio, non \u00e8 sufficiente scrivere in una legge che \u00abLa scuola media obbligatoria ha lo scopo di assicurare all\u2019allievo una valida formazione morale, culturale e civica di base e la possibilit\u00e0 di scelte e di orientamenti scolastici in conformit\u00e0 delle sue attitudini e dei suoi interessi\u00bb: mica bazzecole. Per\u00f2 bisogna essere conseguenti e fare tutto il possibile affinch\u00e9 si possa centrare questo obiettivo con tutti gli allievi e non solo con chi \u00e8 nato con la camicia. Senn\u00f2 restano solo le chiacchiere. Un esempio: i programmi scolastici della scuola dell\u2019obbligo, cos\u00ec stipati da rasentare l\u2019insolenza. Franco Zambelloni ha parlato di recente di una serata pubblica promossa da \u00abSOS Scuola\u00bb sulla necessit\u00e0 di \u00absfrondare i programmi attuali per evitare un enciclopedismo farraginoso che alla fine ha come effetto una superficiale informazione generica, presto dimenticata, senza che le competenze di base e i fondamenti di una buona cultura siano davvero acquisiti\u00bb. Ha scritto di condividere \u00abpienamente questa proposta, che tra l\u2019altro ha alle spalle una tradizione gloriosa: il motto delle scuole gesuitiche &#8211; che per secoli furono eccellenti &#8211; era, appunto, \u201cnon multa, sed multum\u201d: non molte cose, ma poche e bene\u00bb. Zambelloni rester\u00e0 del tutto inascoltato, perch\u00e9 altri interessi hanno la prevalenza, in un mondo in cui tutti sono autorizzati a proporre ricette straordinariamente incisive. Parlando della crisi dell\u2019Europa Gian Arturo Ferrari, sul Corriere della Sera di qualche giorno fa (L\u2019orchestra senza musica, 12.05.2012), ha annotato: \u00abl\u2019Europa, nel suo tentativo di comprendere tutto e tutti, di allungarsi su ogni remoto angolo del globo terrestre, ha finito per perdere il senso del proprio baricentro, della propria ragion d\u2019essere\u00bb: un po\u2019 come la scuola dell\u2019obbligo, che rischia di ritrovarsi anch\u2019essa come un\u2019orchestra senza musica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo l\u2019editore locarnese Armando Dad\u00f2, che ha risposto a un mio articolo di fine aprile dove lo tiravo in ballo, \u00ab\u00e8 pericoloso metter becco nella scuola\u00bb. Ha scritto che avrei contestato \u00abin qualche modo l\u2019intrusione nel mondo scolastico da parte di un uomo della strada che conosce quel che conosce\u00bb. 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