{"id":725,"date":"2004-01-12T21:08:14","date_gmt":"2004-01-12T22:08:14","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=725"},"modified":"2024-05-03T17:52:46","modified_gmt":"2024-05-03T15:52:46","slug":"quella-scuola-che-sfrittella-il-pensiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/quella-scuola-che-sfrittella-il-pensiero\/","title":{"rendered":"Quella scuola che sfrittella il pensiero"},"content":{"rendered":"<h6>Questo articolo \u00e8 apparso nell&#8217;inserto culturale del <em>Corriere del Ticino<\/em> del 12 gennaio 2004 (<a href=\"http:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2017\/03\/Articolo-Mastrocola-12-01-2004.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Eccolo!<\/a>).<\/h6>\n<hr \/>\n<p>Sar\u00e0 l\u2019effetto del Supercampiello 2004, vinto con il romanzo <i>Una barca nel bosco,<\/i> fatto sta che questo <i>La scuola raccontata al mio cane,<\/i> della torinese Paola Mastrocola, \u00e8 diventato in pochi giorni uno dei libri pi\u00f9 acquistati in Italia, successo di vendite non cos\u00ec scontato se si pensa che il volume \u00e8 una sorta di saggio su un \u00abmestiere che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u00bb. <i>\u00abIo insegnavo facendo letteratura\u00bb <\/i>scrive unel prologo.<i> \u00abTutto qui. Per me, il\u00a0 mio mestiere era semplicemente questo: insegnare letteratura. Adesso, improvvisamente, direi da un giorno all\u2019altro, chi la pensa cos\u00ec \u00e8 tagliato fuori\u00bb.<\/i><\/p>\n<p><i>La scuola raccontata al mio cane<\/i> \u00e8 un\u2019aspra e circostanziata requisitoria contro il liceo italiano, giocata sui registri dell\u2019ironia e del sarcasmo, della rabbia e dell\u2019amore profondo nei confronti della Scuola e della giovent\u00f9: confrontata con i POF\u00a0\u2013 i cosiddetti Progetti d\u2019Offerta Formativa della riforma morattiana \u2013 e con il primato della lingua \u201cche comunica\u201d, Paola Mastrocola reagisce con una forza argomentativa inusitata per denunciare senza mezzi termini una Scuola che \u00abSi adegua pari pari al mondo, non gli va contro neanche un po\u2019, combacia perfettamente: lo riflette, lo copia, lo reduplica. Non oppone nulla di alternativo. \u00c8 una scuola che \u201cconnive\u201d con la societ\u00e0. Lo so che il verbo connivere non esiste, ma vorrei usarlo lo stesso; in latino voleva dire: \u201cchiudere gli occhi\u201d, quindi far finta di niente, essere complici\u00bb. POF e comunicazione: con i POF la scuola si prostituisce, adeguandosi a richieste bottegare, che mettono il corso di chitarra o quello di giardinaggio davanti a Dante e ad Alessandro Manzoni. La lingua \u201cper comunicare\u201d \u00e8 l\u2019altra perversione, che intacca e avvolge anche l\u2019insegnamento delle lingue straniere. \u00abLa nostra prima e forse unica preoccupazione \u2013 scrive in uno tra i tanti gustosi capitoli<i> <\/i>\u2013 \u00e8 di renderli in grado [gli studenti] di\u2026 andarsi a comprare la baguette a Parigi! E va anche bene cos\u00ec, ma&#8230; forse ci sarebbe un altro modo, pi\u00f9 \u201calto\u201d: il modo indiretto e alto della lettera\u00adtura. Potrei far leggere loro i romanzi di Gide e Stendhal, le poesie di Rimbaud e Apollinaire. L\u00ec non sta scritto come si chiede una baguette in panetteria, \u00e8 vero: c\u2019\u00e8 scritto molto di pi\u00f9! E davvero noi crediamo che un ragazzo che sappia leggere Rimbaud non sia poi in gra\u00addo di andarsi a comprare una stupida baguette? Credia\u00admo questo veramente? Diamo cos\u00ec poca fiducia alla let\u00adteratura? S\u00ec. Non la riteniamo in grado di \u201cfornire gli strumenti adeguati\u201d. Diamo invece un\u2019enorme fidu\u00adcia&#8230; agli strumenti adeguati in s\u00e9: insegniamo per cin\u00adque anni a chiedere una baguette! Non pensiamo che, se \u00e8 facilissimo scendere da Rimbaud alla baguette, non \u00e8 invece affatto facile, anzi, forse \u00e8 impossibile, salire dalla baguette a Rimbaud: questo vuol dire che noi pri\u00adviamo per sempre i nostri ragazzi dell\u2019\u201caltezza\u201d di Rim\u00adbaud, e li releghiamo per sempre alla \u201cbassezza\u201d quoti\u00addiana e concreta della baguette\u00bb.<\/p>\n<p>Certo, il liceo italiano non \u00e8 il liceo ticinese, cos\u00ec come l\u2019attuale Ministero Italiano dell\u2019Istruzione ha apparentemente poco a che vedere col pi\u00f9 nostrano e metamorfico DECS, che in fondo \u2013 come nell\u2019intera Europa occidentale \u2013 null\u2019altro ha fatto se non adeguarsi alle tendenze pi\u00f9 pacchiane e diffuse. In fondo, come annota argutamente Paola Mastrocola, il \u201968 \u00e8 la matrice primigenia dell\u2019attuale stato delle cose: \u00ab\u2026 era giusto volere una scuola meno autoritaria, nozionistica, severa, elitaria, separata, astratta, non socialmente attenta. Giusto. Ma era giusto trent\u2019anni fa! La Battaglia \u00e8 stata fatta, e ha ottenuto esiti direi mol\u00adto positivi. Bene. Quello che oggi mi sconcerta \u00e8 il con\u00adstatare che si continua imperterriti quella stessa Batta\u00adglia, una Battaglia cio\u00e8 che non solo \u00e8 gi\u00e0 stata vinta, ma che oggi non ha pi\u00f9 alcun senso combattere, dal mo\u00admento che il nemico \u00e8 cambiato, anzi&#8230; \u00e8 esattamente il nemico opposto a quello che avevamo allora\u00bb. Che fare dunque? Come tentare di avviare una nuova Rivoluzione affinch\u00e9 la scuola \u2013 e il liceo in particolare \u2013 riesca a uscire in fretta e con prepotenza dallo strapiombo strumentale in cui si \u00e8 ficcata, in parte per comodit\u00e0 e in parte per cecit\u00e0? Come rimediare alla realt\u00e0, che ha disinvoltamente trasformato l\u2019utopica democratizzazione degli studi nella democratizzazione dei diplomi e dei titoli di studio?<\/p>\n<p>A Paola Mastrocola piace vestire i panni dell\u2019\u00abavvertitore di verit\u00e0\u00bb. Nella fiaba <i>I vestiti nuovi dell\u2019imperatore <\/i>\u00ab\u2026c\u2019\u00e8 un bambinetto da nulla che, in mezzo al corteo osannante, avverte: l\u2019imperatore \u00e8 nudo!\u00bb. Ed \u00e8 nudo proprio in virt\u00f9 di una formazione annientata dai bisogni immediati, mercantili, utilitaristici e \u2013 soprattutto \u2013 facili. Chiaro: per imboccare un nuovo corso consacrato all\u2019educazione inutile \u2013 la letteratura italiana, secondo Paola Mastrocola; ma si potrebbero ricordare per analogia la storia e la filosofia, le lingue \u2018morte\u2019 e tutto quanto rende grande la tradizione umanistica \u2013 ci vogliono Maestri in gamba, la cui definizione non \u00e8 davvero facile: \u00abDiciamo che noi, quando uscivamo dalla lezione di un maestro, camminavamo per un bel po\u2019 a un metro da terra. Diciamo che quel metro da terra fa la differenza. [\u2026] Diciamo che forse questo contraddistingue un maestro: ti contagia\u00bb. Il problema \u00e8 come misurarlo, quel metro in pi\u00f9, considerato che \u00ab\u2026 un insegnante che non insegna procura un danno davvero incalcolabile al singolo allievo, e quindi anche all\u2019intera societ\u00e0: condanna all\u2019ignoranza, [\u2026] quindi al vagolamento professionale infinito\u00bb.<\/p>\n<p><i>La scuola raccontata al mio cane<\/i> non \u00e8 e non pretende di essere un libro di pedagogia, scritto da addetti ai lavori per addetti ai lavori, e nemmeno contempla un catalogo di soluzioni. Paola Mastrocola si diverte a raccontare la sua storia di insegnante di lettere del liceo italiano, confrontata oggi con una miriade di interferenze e di pedagogismi che hanno finito per stravolgere il senso stesso della Scuola: da luogo di trasmissione e di formazione, a parco giochi e centro sociale, dove il pensiero si sfrittella invece di strutturarsi. L\u2019autrice, che rivendica dalla prima all\u2019ultima pagina il suo diritto di essere solo e semplicemente un\u2019insegnante di lettere, mette in luce con grande intelligenza le derive che scaturiscono dal primato della pedagogia e della didattica sulle competenze disciplinari. Essere bravi insegnanti, oggi pi\u00f9 di ieri, significa riuscire a destreggiarsi in perfetto equilibrio tra la profonda conoscenza di ci\u00f2 che s\u2019insegna e la cultura pedagogica per saperlo insegnare. Dal \u201968 in poi si \u00e8 fatto un gran parlare dell\u2019importanza del \u201csaper essere\u201d e del \u201csaper fare\u201d rispetto al \u201csapere-e-basta\u201d: ogni pedagogista accorto sa per\u00f2 che non \u00e8 possibile costruire tali attitudini sul vuoto pneumatico. In tutta evidenza il discorso non tocca solo il liceo, n\u00e9 quello italiano in particolare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questo articolo \u00e8 apparso nell&#8217;inserto culturale del Corriere del Ticino del 12 gennaio 2004 (Eccolo!). 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