{"id":737,"date":"2012-09-26T15:48:00","date_gmt":"2012-09-26T13:48:00","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=737"},"modified":"2015-11-02T15:47:18","modified_gmt":"2015-11-02T14:47:18","slug":"scuola-obbligatoria-si-puo-mirare-a-risultati-elevati-per-tutti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/scuola-obbligatoria-si-puo-mirare-a-risultati-elevati-per-tutti\/","title":{"rendered":"Scuola obbligatoria: si pu\u00f2 mirare a risultati elevati per tutti?"},"content":{"rendered":"<p>Succede di rado, ma capita che qualcuno mi scriva per commentare un pezzo apparso in questa rubrica. Dopo quello uscito l\u20198 settembre, dedicato ai settant\u2019anni dalla morte di Janusz Korczak, ho ricevuto un messaggio da un caro amico, mio Maestro, ormai tanti anni fa, ai tempi dell\u2019universit\u00e0. Bello!, mi ha scritto. Ma a cosa alludi con \u00abi sempre pi\u00f9 frequenti appelli alla selezione precoce?\u00bb. Continuo a ritenere che la scuola dell\u2019obbligo debba alzare il tiro su alcune essenzialit\u00e0, cio\u00e8 insegnare di pi\u00f9 e meglio a tutti. Poi dev\u2019essere in grado di orientare, mentre il compito di selezionare tocca alla scuola post-obbbligatoria e al mondo del lavoro. Perch\u00e9 gli appelli\u00a0 alla selezione precoce mi sembrano sempre pi\u00f9 frequenti? Esempio 1. Lino Guzzella, nuovo rettore del politecnico di Zurigo, ha chiesto \u00abesami pi\u00f9 difficili, soprattutto in matematica, fisica, tedesco e inglese\u00bb, perch\u00e9 alla fine tanti studenti \u00abarrivano da noi all\u2019ETH e sono male preparati allo studio\u00bb (Corriere del 30 luglio). Ottima l\u2019analisi, pessima la terapia. Esempio 2. La deputata Francesca Bordoni-Brooks, membro della commissione scolastica del Gran consiglio, ha scritto che converrebbe \u00abdividere questa scuola media unica (\u2026) per passare a due scuole medie, una che porti al liceo e una che porti alle scuole professionali\u00bb (Corriere del 4 aprile). Esempio 3. Sergio Morisoli, fondatore di AreaLiberale: \u00abOccorre garantire le stesse condizioni di partenza per tutti, ma non la parit\u00e0 di risultati. La scuola va differenziata, non siamo tutti uguali [Toh!?]. E va valorizzata la scuola professionale rispetto ad un modello che porta tutti all\u2019universit\u00e0 e alle scuole superiori\u00bb (Corriere del 12 agosto). Walo Hutmacher, sociologo, ha lanciato un bel sasso nello stagno, lontano mille miglia dallo slogan sulle pari opportunit\u00e0 per tutti, ormai diventato obsoleto, tanto \u00e8 politicamente corretto: \u00abR\u00e9clamer l\u2019\u00e9galit\u00e9 des chances, c\u2019est s\u2019emp\u00eacher de viser l\u2019\u00e9galit\u00e9 des r\u00e9sultats a un niveau \u00e9lev\u00e9\u00bb (\u00c9ducateur, febbraio 2012).<br \/>\nPronta, va da s\u00e9, la risposta del mio interlocutore: \u00abNon conoscevo l\u2019idea di Hutmacher: in ogni caso mi fa riflettere e dovrebbe spingermi a ripensare un\u2019evidenza sulla quale ho sempre sorvolato. Ma a proposito di quell\u2019enunciazione: la chiave sta naturalmente nel concetto di niveau \u00e9lev\u00e9, che non mi sembra chiarissimo. Tu come lo espliciteresti?\u00bb. \u00c8 assai difficile, naturalmente, dare una risposta esauriente a simile questione. Cosa significa, ad esempio, che un bambino, alla fine della seconda elementare, deve \u00abSaper leggere silenziosamente testi brevi e semplici, comprendendone il significato\u00bb ed essere capace di \u00abscrivere brevi testi, usando le parole appropriate, con frasi chiare nella costruzione e corrette nell\u2019ortografia\u00bb, come recitano i programmi della scuola elementare? Com\u2019\u00e8 un testo breve e, nel contempo, semplice? E quali sono le parole appropriate, per di pi\u00f9 inserite in frasi realizzate con la necessaria chiarezza? Mi fermo qui, poich\u00e9 andando in su con gli anni di scuola i programmi diventano vieppi\u00f9 complicati nell\u2019enunciazione e vaghi nel significato concreto: soprattutto se poi c\u2019\u00e8 chi d\u00e0 le note per certificare il raggiungimento del traguardo. Tra le tante ricerche prodotte dalle scienze dell\u2019educazione, non esistono, ch\u2019io sappia, risposte a tali quesiti. Eppure \u00e8 su questi aspetti che, dai e dai, si infrangono tante innovazioni e tante rivoluzioni didattiche. Anche perch\u00e9 in assenza di riferimenti minimamente precisi, son sempre i soliti poveri cristi a lasciarci le penne e a finire per assumere l\u2019ingrato ruolo dell\u2019ultimo della classe. Ho scritto al mio interlocutore: \u00ab\u00c8 vero che il concetto di niveau \u00e9lev\u00e9 non \u00e8 chiarissimo. Ma qual \u00e8 il livello minimo sopportabile? E come fare per arrivarci?\u00bb Essenziale la sua replica: \u00abRisposta ovvia, all\u2019epoca nostra: come fanno i finlandesi. In pratica?\u00bb. Studiando per bene il sistema scolastico di quel paese, ad esempio, invece di limitarsi a citarne solo gli aspetti che fan comodo, da destra e da sinistra. O no?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succede di rado, ma capita che qualcuno mi scriva per commentare un pezzo apparso in questa rubrica. Dopo quello uscito l\u20198 settembre, dedicato ai settant\u2019anni dalla morte di Janusz Korczak, ho ricevuto un messaggio da un caro amico, mio Maestro, ormai tanti anni fa, ai tempi dell\u2019universit\u00e0. Bello!, mi ha scritto. 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