{"id":758,"date":"2013-03-15T21:37:15","date_gmt":"2013-03-15T22:37:15","guid":{"rendered":"http:\/\/adolfotomasini.ch\/?p=758"},"modified":"2016-01-22T22:37:40","modified_gmt":"2016-01-22T21:37:40","slug":"la-storia-nella-scuola-e-la-svizzera-nella-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/adolfotomasini.ch\/wordpress\/la-storia-nella-scuola-e-la-svizzera-nella-storia\/","title":{"rendered":"La storia nella scuola e la Svizzera nella storia"},"content":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 una disciplina che \u00e8 uscita con le ossa particolarmente rotte dalle riforme scolastiche del dopo \u201968 questa \u00e8 la storia. Ricordate il vecchio nozionismo da mettere alla gogna, quello con l\u2019anno della rivoluzione francese e del patto del Gr\u00fctli (troppo facile, dai!) o i nomi, in ordine di apparizione, dei sette re di Roma? Era una scuola-quiz, che attraverso l\u2019insegnamento della storia contribuiva a plasmare l\u2019appartenenza alla Patria e la sudditanza all\u2019establishment &#8211; basti pensare all\u2019eroe nazionale, quel Guglielmo Tell esibito come protagonista reale della nostra storia primitiva e rimesso sulla mensola delle leggende dallo svizzerissimo Max Frisch, guarda caso nel 1971. La contromossa fu l\u2019importanza dell\u2019imparare a imparare, a volte sul vuoto assoluto, che per\u00f2 non ha resistito a lungo, col risultato che la storia \u00e8 pressoch\u00e9 sparita dalla scuola elementare, mentre nella scuola media \u00e8 ricomparsa pi\u00f9 o meno intatta, un po\u2019 meno quiz, ma decisamente pi\u00f9 complicata. Insegnare la storia \u00e8 naturalmente molto difficile, e ancor pi\u00f9 arduo \u00e8 far nascere il necessario entusiasmo verso una disciplina che l\u2019economia, grande ispiratrice della scuola di oggi, non cita mai quando detta le condizioni per formare i cittadini di domani. Cos\u00ec, assai spesso, ci si arrabatta in qualche modo per cercare di costruire competenze, che per\u00f2 sono insensate senza le tanto oltraggiate nozioni: ma va quasi sempre a finire che i test chiedano proprio solo quelle, cos\u00ec che, una volta superato l\u2019esame, si pu\u00f2 resettare il cervello.<br \/>\n\u00c8 dunque con una certa trepidazione che, nei giorni scorsi, ho cominciato a sfogliare il primo volume del nuovo manuale di storia per le nostre scuole &#8211; \u00abLa Svizzera nella storia\u00bb &#8211; edito dal DECS e curato da un apposito gruppo di lavoro composto da esperti e insegnanti di storia, che \u00e8 stato consegnato a tutti gli allievi di I e II media (il secondo volume, destinato agli allievi di III e IV, sar\u00e0 distribuito l\u2019anno prossimo). Il volume \u00e8 molto interessante per diverse ragioni. Come si legge nell\u2019introduzione, si \u00e8 voluto \u00abinserire pienamente la storia nazionale nel processo politico, economico, sociale e culturale dell\u2019Europa e del mondo\u00bb, cos\u00ec che \u00abil manuale si orienta verso un altro tipo di impostazione: la Svizzera non come risultato di un caso isolato, ma punto di arrivo di una rete di relazioni che hanno condizionato e favorito determinate scelte al posto di altre\u00bb. I contenuti sono coerenti con la dichiarazione di partenza e chiari nell\u2019esposizione, con un ottimo equilibrio tra descrizioni, documenti, illustrazioni, fotografie, carte, voci di glossario, proposte di approfondimento, esercizi e corposi riferimenti alla nostra storia, che esce quindi dal Sonderfall per entrare nella storia dell\u2019Europa.<br \/>\nResta inteso che il manuale, da solo, non potr\u00e0 fare miracoli. Esso \u00e8 un po\u2019 come uno spartito, che da solo non dice nulla. Toccher\u00e0 alla scuola e ai suoi insegnanti dar vita a quelle note, a quei ritmi, ai piani e ai forti, ai lenti, agli andanti e agli allegro con fuoco: affinch\u00e9 la storia risuoni nelle menti e non resti impantanata nell\u2019inutile prassi dei voti e delle medie. Imparare a storicizzare il presente non \u00e8 sterile manierismo scolastico, ma conquista di libert\u00e0, soprattutto verso le tante lusinghe che generano a ritmi esasperati nuove generazioni di consumatori e di elettori sempre pi\u00f9 sprovvisti di senso critico, siano essi autoctoni DOC o immigrati dell\u2019ultima ora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se c\u2019\u00e8 una disciplina che \u00e8 uscita con le ossa particolarmente rotte dalle riforme scolastiche del dopo \u201968 questa \u00e8 la storia. 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