Le parole della vita e l’educazione all’etica nei tempi del disimpegno

Questa recensione è apparsa sul Corriere del Ticino del 12.09.2014, col titolo «Le parole della vita e l’educazione all’etica nei tempi del disimpegno».


Parole della vita, l’ultima fatica di Lina Bertola, è un tentativo ben riuscito di divulgazione pedagogica e filosofica, distante da certi saggi dotti e un poco aristocratici. In un contesto, come quello odierno, dominato dall’utilitarismo, dal populismo, dalle semplificazioni e dalle certezze acritiche, Lina Bertola accompagna il lettore in un percorso appassionante, «un racconto dell’educarsi inteso come viaggio verso se stessi, come impegno etico ad abitare la propria vita assieme agli altri. Perché nel clima antieducativo del nostro tempo, la scuola può essere davvero un luogo di resistenza e, perché no, qualche volta un luogo dell’utopia». Nonostante il richiamo alla scuola, agli insegnanti e alle loro parole – valutazione, maestro, allievo, … – non siamo di fronte a un testo riservato agli specialisti dell’educazione, perché «la parola etica corrisponde al greco ethos, che significa “costume, consuetudine”, e rimanda a un repertorio di valori riconosciuti e condivisibili, su cui si fonda l’appartenenza comune e insieme il giudizio sui nostri comportamenti».

CopertinaCome in ogni viaggio avventuroso, lungo il cammino s’incontrano personaggi meravigliosi – tanti i filosofi, dall’antichità ai giorni nostri – che Lina Bertola ci fa conoscere senza saccenteria, e tanti paesaggi di parole avvincenti. Si comincia con Etica e Deontologia, tanto per dire subito che non sono sinonimi; e si prosegue con Individuo, Identità, Dialogo, Autonomia, Libertà, Felicità, Verità, Dono, Lavoro; e poi Pensare, Idea, Valore; e le coppie apparentemente antitetiche: Ragione/Sentimenti, Salute/Malattia, Maschile/Femminile, Naturale/Contro natura, Utile/Inutile, Fatti/Interpretazioni, Diritti/Doveri. E tante altre, perché la meta del viaggio non è un’idea astratta dell’educazione all’etica, cioè alla vita, ma è radicata nella storia del nostro presente. L’autrice non si ferma alle seducenti conclusioni di Aristotele e di Kant, di Cartesio e di Popper, ma cerca di inserire coerentemente questa grande necessità educativa nei tempi nostri, che è l’epoca delle trasformazioni accelerate, delle mutazioni improvvise, dei valori che cambiano e si contraddicono in un battibaleno, dei poteri forti e incontrollati. Siamo alla «conoscenza ai tempi del web», quand’è forse necessario andare «alla ricerca dell’ignoranza perduta».

«Certamente la scuola – scrive la Bertola avviandosi alla conclusione – deve formare i giovani rispondendo ai bisogni della società. Questo è il suo compito. Ma non solo: rispetto ai bisogni della società la scuola abita sempre un po’ altrove, in un luogo ideale in cui è racchiuso il suo supplemento di verità e in cui vive quella speranza non misurabile che accompagna il mestiere di insegnante; altrove, ovvero in un luogo simbolico in cui imparare a sentire il valore di quel viaggio verso se stessi che sempre è l’educazione». Ha scritto Franco Frabboni nell’introduzione, che «forte è il richiamo di Lina Bertola a un’etica intenzionale (…). Occorre – oggi più di ieri – difendere con i denti e con le unghie una Persona minacciata dall’avvento di un’umanità alienata e omologata che simpatizza scopertamente per una donna e per un uomo dagli encefalogrammi piatti. Utili e mercificabili». Insomma: un invito limpido ai veri valori dell’educazione come scelta etica individuale e collettiva, che è poi la vera educazione alla cittadinanza.

LINA BERTOLA, Parole della vita. Per un’educazione all’etica, 2014, Trento: Ed. Erikson, 109 pagg., € 16

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